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La notizia ci ha veramente reso felici (una delle poche, per la verità negli ultimi tempi). Dopo sei anni di duro carcere cinese, Ngawang Choephel, l’etnomusicologo arrestato in Tibet mentre stava svolgendo delle ricerche sulle radici popolari del teatro e della musica tibetana, è stato rilasciato il 20 gennaio dal carcere di Drapchi dove stava scontando una condanna a 18 anni per "attività spionistiche". Ngawang è stato ufficialmente liberato per "motivi di salute" ed ha potuto raggiungere Detroit negli USA accompagnato da un funzionario dell’ambasciata statunitense di Pechino. Purtroppo le condizioni fisiche di Ngawang sono realmente pessime, sembra che soffra di epatite e di gravi problemi alle vie respiratorie, ma certo non peggiori di quelle di tanti altri detenuti nelle galere di Pechino. Il vero motivo della scarcerazione anticipata del giovane intellettuale tibetano sta nella caparbia battaglia che da più parti è stata condotta per costringere le autorità cinesi a liberarlo. Diversi gruppi di sostegno al Tibet, parlamentari di vari paesi, numerosi artisti (vorrei ricordare particolarmente lo strenuo impegno della cantante Annie Lennox), si sono mobilitati in questi lunghissimi sei anni per sollevare con le autorità cinesi lo scandalo dell’arresto e della condanna di un giovano etnomusicologo colpevole solo di svolgere le sue ricerche. Ricerche preziose sotto il profilo culturale, ma assolutamente prive di qualsivoglia riferimento politico. Ma soprattutto si è battuta con coraggio, disperazione, rabbia una donna tibetana, Sonam Dekyi, l’anziana madre di Ngawang che non si è mai rassegnata a subire passivamente la tragedia che si era abbattuta sulla sua famiglia ed ha lottato con tutte le sue forze per far conoscere al mondo la terribile sorte del figlio. Questa donna incredibile per anni ha dormito, mangiato e vissuto a Jantar Mantar una strada di Nuova Delhi. Aveva appeso al cancello di un giardinetto uno striscione in inglese e in hindi in cui era brevemente riassunto il caso di Ngawang Choephel e, letteralmente, quell’angolo polveroso e sporco di Nuova Delhi è stata la sua casa. In genere gli indiani passavano e tiravano dritto. Qualcuno a volte si fermava a leggere lo striscione, più incuriosito che altro, e poi se ne andava. Ma Sonam Dekyi imperterrita rimaneva lì, a Jantar Mantar, nel caldo soffocante dell’estate, nel freddo dell’inverno e sotto i diluvi della stagione del monsone. Ogni tanto, cedendo alle insistenze del governo tibetano in esilio, si prendeva qualche breve periodo di riposo in una abitazione ma poi tornava sul quel marciapiede a combattere la sua battaglia. Io e mia moglie Karma Chukey abbiamo avuto la fortuna di incontrare Sonam Dekyi nell’estate del 1996 quando l’allora Parlamentare Europea Adelaide Aglietta ci incaricò di girare un video sul caso di Ngawang Choephel (che poi uscì con il titolo "Lontano dal Tibet"). E' difficile raccontare a parole, forse è più facile comprenderlo dalle immagini, la dignità, la forza, la determinazione di questa donna ormai anziana. Non si è mai piegata all’idea di non poter rivedere suo figlio. Siamo stati con lei diversi giorni e abbiamo visto il suo volto attraversato da mille emozioni spesso contrapposte. Speranza, rabbia, terrore, tenerezza... il sorriso di quando mostrava la foto di Ngawang con una chitarra tibetana si alternava, quasi senza soluzione di continuità, alle lacrime del suo dolore. Il flusso di parole con cui ci raccontava la sua storia (di come fosse fuggita dal Tibet nel 1968 portando Ngawang - che aveva solo due anni - nascosto sotto la gonna, di come avesse fatto di tutto per potergli garantire gli studi, di quanti sforzi avesse sopportato il figlio per diventare un etnomusicologo...) le illuminava gli occhi ed era sovente spezzato da crisi di pianto. Ma una cosa in tutti questi anni Sonam Dekyi non ha mai fatto: on si è mai rassegnata. Non si è mai data per vinta. Non ha mai piegato la schiena davanti alla violenza e alla brutalità del potere repressivo di Pechino. Suo figlio era innocente, non si era mai occupato di politica, non stava facendo la spia in Tibet. Era in quei luoghi solo per studiare, conoscere, fare ricerche, e quindi non doveva essere stare in carcere ma aveva il diritto di tornare libero. Questo Sonam Dekyi lo disse a noi e a tanti altri amici del popolo tibetano che la incontrarono nel corso degli anni. Quei lunghi sei anni che ebbero inizio in quel tragico 1995 quando Ngawang venne arrestato nel mercato della città di Shigatse.
La storia di Ngawang Choephel è quindi anche quella di Sonam Dekyi, questa analfabeta Madre Coraggio tibetana, tanto minuta nel corpo quanto immensa nello spirito. Ed è una storia esemplare del Tibet di questi giorni e di quelli futuri. E’ una storia, fortunatamente a lieto fine, che ci mostra anche la via da seguire per quanto riguarda l’intero problema tibetano. E’ una storia che ci ricorda come non ci si debba mai rassegnare. E’ una storia che ci dice come solo la volontà e la speranza di cambiare lo stato di cose esistente, per quanto disperato esso possa apparire, riescono a mutare veramente le situazioni. E, infine, è una storia che mostra una verità elementare che a volte però viene dimenticata. Il potere, in modo particolare il potere cinese, non concede né concederà mai nulla gratuitamente. Ogni concessione la si dovrà strappare con la lotta, con la forza ed il coraggio di chi è convinto delle proprie buone ragioni e non vuole piegarsi alla logica di cui quel potere è portatore. Forse il mondo sarebbe migliore se vi fossero alternative ma purtroppo sembra proprio che non ve ne siano. Qualche anno fa lo slogan pubblicitario di una nota compagnia di computer affermava "Solo chi è così folle da pensare di poter cambiare il mondo poi lo cambia davvero". Proprio così, bentornato a casa Ngawang-la.
Piero Verni
LHASA: FERMATI ALCUNI TURISTI
Lhasa, 5 ottobre 2001. Il giorno 12 ottobre 2001 Tibet Information Network ha diramato la notizia che a Lhasa, presumibilmente il 5 ottobre, almeno tre turisti stranieri e tre tibetani sono stati arrestati per avere dispiegato una bandiera tibetana e avere gridato alcuni slogan inneggianti all’indipendenza di fronte al palazzo del Potala. Nell’arco di pochi minuti, i dimostranti sono stati fermati. Nulla è trapelato circa la nazionalità dei turisti e l’identità dei tibetani. TIN ha espresso il timore che il coinvolgimento degli stranieri in manifestazioni di protesta possa tradursi in un incremento della repressione e nell’inasprimento delle pene previste per i tibetani. Il 15 ottobre un ufficiale di polizia di Lhasa, nel corso di un colloquio telefonico con un giornalista dell’agenzia Reuters, ha dichiarato priva di fondamento la notizia degli arresti.
UN NUOVO TERMINAL ALL’AEROPORTO DI LHASA
Lhasa, 16 ottobre 2001. Il quotidiano di stato cinese People Daily ha dato notizia dell’inizio dei lavori di costruzione di un nuovo terminal presso l’aeroporto di Gonggar, a cento chilometri da Lhasa, destinato a far fronte al costante aumento delle presenze turistiche in Tibet. Secondo la stessa fonte infatti, si prevede, entro l’anno 2010, l’arrivo annuale in Tibet di oltre un milione di visitatori. Il nuovo terminal, il cui costo ammonterà a 120 milioni di yuan (14 milioni di dollari USA), sarà terminato nel giugno 2003.
PRIMO INCONTRO TRA BUSH E JIANG ZEMIN
Shanghai, 19 ottobre 2001. Primo incontro privato tra il presidente cinese Jiang Zemin e l’americano Gorge W. Bush arrivato a Shanghai per partecipare al summit dei paesi aderenti all’APEC (Asia Pacific Economic Cooperation). Nel corso di una conferenza stampa congiunta rilasciata al termine del lungo colloquio, il leader statunitense ha elogiato la decisione cinese di schierarsi a fianco degli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo, precisando tuttavia che tale lotta "non deve mai tramutarsi in una scusa per perseguitare le minoranze". Da parte sua, Jiang Zemin ha affermato di aver trovato un punto d’incontro con Bush sulla questione del terrorismo ed ha auspicato che le operazioni militari abbiano degli obiettivi precisi in modo da evitare vittime innocenti.
Intervistata
dalla NBC dopo l’incontro, il Segretario per la Sicurezza Nazionale
Condoleezza Rice ha riferito che il presidente americano ha inequivocabilmente
dichiarato che "non tutti i separatisti sono terroristi". Quando le è
stato chiesto se Washington accettava la definizione di "terroristi"
data da Pechino ai combattenti per la libertà nel Tibet occupato e in altre
regioni della Cina, Condoleezza Rice ha risposto gli Stati Uniti combattono
contro una rete terroristica internazionale "che, ovviamente, non comprende
i movimenti separatisti e i gruppi etnici i cui problemi possono essere discussi
in sede politica". Ha inoltre negato che per ottenere il sostegno di
Pechino alla lotta contro il terrorismo gli USA abbiano deciso di soprassedere
sul problema della violazione dei diritti umani in Cina o di non appoggiare le
rivendicazioni di Taiwan alla quale Pechino non ha consentito di partecipare al
vertice di Shanghai.
SUMMIT DI SHANGHAI: APPELLI E MOBILITAZIONI
Nei giorni che hanno preceduto l’arrivo di George Bush a Shanghai e l’inizio del summit tra i rappresentanti delle ventuno nazioni aderenti all’APEC, i gruppi di sostegno al Tibet e al Turkestan Orientale nonché i rappresentanti della dissidenza cinese si sono mobilitati affinché i convenuti, e in particolare il presidente americano, cogliessero l’occasione della conferenza per impedire a Pechino di usare il pretesto della lotta al terrorismo per soffocare i diritti umani. Tra gli altri, il gruppo londinese "Free Tibet Campaign" ha ricordato a Bush l’impegno assunto di promuovere il dialogo tra Tibet e Cina ed ha auspicato una chiara presa di posizione affinché non sia concesso a Pechino di approfittare dell’attuale situazione politica per infierire contro quanti sono definiti "separatisti", anche se si battono per una giusta causa e seguono un cammino non violento. Da Dharamsala, il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia ha inviato ai rappresentanti delle nazioni riunite a Shanghai il 20 e 21 ottobre uno speciale memorandum in cui si invita l’APEC a non dimenticare la stretta interrelazione tra investimenti economici e diritti umani. Dopo avere ricordato che i piani di sviluppo e di investimento cinesi in Tibet sono motivo di ulteriore discriminazione nei confronti dei tibetani che non sono né consultati né coinvolti in alcuno di questi progetti, il documento del TCHRD fa appello agli stati membri dell’APEC affinché si facciano promotori di alcuni parametri internazionali in materia di investimenti. Chiede inoltre agli stati in procinto di investire danaro in Tibet di consultare preventivamente la popolazione locale e di dare corso solo ai progetti in grado di offrire soddisfacenti garanzie in campo sociale, culturale e ambientale.
DISCORSO DI S.S. IL DALAI LAMA AL PARLAMENTO EUROPEO
Strasburgo, 24 ottobre 2001. Dopo le parole di presentazione del presidente di turno, signora Nicole Fontaine, che ha paragonato il Dalai Lama e la sua lotta a quella del Mahatma Gandhi e di Nelson Mandela, il leader del popolo tibetano ha parlato ai 626 membri del Parlamento Europeo. Nel suo discorso, il Dalai Lama ha dichiarato che l’umanità, alla luce dei recenti avvenimenti, deve prendere coscienza dell’inutilità del ricorso alla violenza e alle armi nella risoluzione dei conflitti. Queste le sue parole: "Dopo quanto accaduto negli Stati Uniti, la comunità internazionale deve fare tesoro di questa terribile e scioccante esperienza e sviluppare un senso di responsabilità globale che garantisca la risoluzione di ogni disputa solo attraverso il dialogo e la non violenza". Ricordata la dolorosa storia dell’invasione del Tibet e la dura repressione sofferta dal paese, il Dalai Lama ha affermato di non avere comunque mai cessato di cercare la via del dialogo in uno spirito di riconciliazione. "Con questo spirito" - ha dichiarato - "nel 1988 sono venuto a Strasburgo, al Parlamento Europeo, e ho presentato una proposta di negoziato…Ho scelto il Parlamento Europeo perché una vera unione tra più parti è possibile solo se arreca a tutti uguali benefici e l’Unione Europea offre un chiaro esempio di questo presupposto".
A conclusione del suo discorso il leader tibetano ha chiesto ai parlamentari di dare applicazione alla risoluzione (votata il 24 maggio 1998) con la quale il Parlamento Europeo aveva deliberato la designazione, al suo interno, di un rappresentante speciale per il Tibet.
Immediata la protesta del capo della missione cinese presso l’Unione Europea: in una lettera indirizzata al presidente del Parlamento, Nicole Fontaine, Song Mingjiang ha affermato tra l’altro che l’invito rivoltogli a parlare davanti al Parlamento fornirà al Dalai Lama nuove opportunità per portare avanti le sue idee separatiste. Il 28 ottobre anche il Comitato per gli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese ha violentemente attaccato il discorso del Dalai Lama in un lungo e articolato documento pubblicato dal People’s Daily.
In occasione dell’intervento del Dalai Lama al Parlamento Europeo riunito a Strasburgo, riportiamo il testo della lettera aperta inviata al vice primo ministro e al ministro degli affari esteri del Belgio da ITSN (International Tibet Support Network) e da trentuno gruppi di sostegno francesi in occasione dell’intervento del Dalai Lama al Parlamento Europeo riunito a Strasburgo.
Signor Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri,
come sapete, i membri del Parlamento Europeo, nel corso degli anni, hanno espresso a più riprese il loro sostegno al popolo tibetano votando un certo numero di significative risoluzioni.
Purtroppo, tra la Cina e il governo tibetano in esilio vi sono stati pochi progressi sul cammino di negoziati senza condizioni e i tibetani sono stati vittime di un serio deterioramento nel campo dei diritti umani.
Poiché al momento l’attenzione della comunità internazionale è rivolta agli avvenimenti in Afganistan, speriamo che la visita del Dalai Lama al Parlamento Europeo offra al mondo politico l’opportunità di riflettere sulla lotta non violenta del tibetani per la libertà e la incoraggi a rafforzare il suo sostegno a questa giusta causa.
Apprezzeremo sinceramente qualsiasi contributo vorrete offrire al processo di appoggio internazionale alla causa tibetana. In particolare, vorremmo chiedervi di interporre i vostri buoni uffici per favorire due iniziative che sono state oggetto di altrettante recenti risoluzioni del Parlamento Europeo.
La prima è la risoluzione del 24 maggio 1998, con la quale il Parlamento ha invitato il Consiglio e la Commissione a seguire l’esempio degli Stati Uniti d’America nominando uno speciale coordinatore per il Tibet.
Naturalmente, il Dottor Javier Solana si occupa della questione del Tibet ma si fa anche carico di altri numerosi dossier. Vista la peculiarità della questione tibetana, la nomina di un coordinatore speciale sarebbe quindi molto utile.
La seconda è la risoluzione del 6 luglio 2000, con la quale il Parlamento ha invitato il Consiglio, la Commissione e gli Stati Membri a fare il possibile per incoraggiare l’avvio di negoziati tra il governo della Repubblica popolare Cinese e il governo tibetano in esilio, nella sua veste di legittimo rappresentante del Tibet, nel caso in cui, entro tre anni e sotto l’egida del Segretario Generale delle Nazioni Unite, le autorità di Pechino e il governo tibetano non avessero firmato un accordo per un nuovo status del Tibet.
Il vostro appoggio è molto importante per il problema del Tibet. Apprezzeremo qualsiasi aiuto potrete fornire adoperandovi per l’applicazione di queste iniziative.
Vogliate gradire, Signor Ministro, la nostra alta stima.
24 ottobre 2001
HU JINTAO INCONTRA TONY BLAIR
Londra, 30 ottobre 2001. Proveniente da Mosca, dove ha incontrato il presidente Putin, il vice presidente cinese Hu Jintao è giunto a Londra, prima tappa di una visita di cinque giorni in Gran Bretagna. Entrato al numero 10 di Downing Street da un ingresso secondario mentre un nutrito gruppo di manifestanti gridavano slogan contro la politica cinese in Tibet e contro la repressione della setta Falun Gong, Hu Jintao si è intrattenuto per circa una mezz’ora a colloquio con il premier inglese Tony Blair. Nel corso dell’incontro, che un portavoce del primo ministro britannico ha definito "caloroso", si è parlato del futuro governo dell’Afganistan e della necessità che sia ampiamente rappresentativo. I due uomini di stato hanno anche discusso delle relazioni commerciali tra i due paesi e dell’economia cinese. E’ stata inoltre affrontata la questione dei diritti umani in Tibet anche se, ha aggiunto il portavoce, "questo non è stato l’argomento principale della conversazione". La visita, concertata prima degli attacchi dell’11 settembre, è stata voluta dallo stesso Blair in considerazione del ruolo che Hu Jintao sarà chiamato a svolgere all’interno della leadership cinese nei prossimi anni. Dopo la visita in Gran Bretagna, Hu si è recato in Francia, Germania, Spagna e Portogallo. Numerose la manifestazioni di protesta: a Parigi, undici giornalisti del gruppo "Reporters sans Frontières" sono stati arrestati, con il loro presidente, per avere dimostrato davanti all’Istituto Francese delle Relazioni Internazionali dove il vice presidente cinese stava tenendo un discorso.
Nato nel dicembre 1942 a Jixi, nella provincia di Anhui (Cina Orientale) e laureato in ingegneria idraulica, Hu Jintao è ormai sicuramente indicato come la persona destinata a succedere a Jiang Zemin alla guida della Repubblica Popolare Cinese. L’avvicendamento avverrà nel 2003, alla fine del mandato di Jiang.
Inviato nel 1968, in piena Rivoluzione Culturale, nella remota provincia di Gansu per essere "rieducato attraverso il lavoro manuale", la carriera politica di Hu Jintao iniziò nel 1984 con la sua militanza all’interno della Lega della Gioventù Comunista della quale divenne il massimo esponente. Considerato un moderato e sostenuto sia da Hu Yaobang sia da Quiao Shi, nel 1985 divenne membro del Comitato Centrale del Partito Comunista e, appena quarantaduenne, fu nominato Segretario del Partito della provincia di Guizhou, ruolo che ricoprì fino al 1988, anno in cui fu designato a ricoprire la stessa carica nella Regione Autonoma Tibetana dove, fin dal settembre e ottobre 1987, erano iniziate le manifestazioni indipendentiste. Si dice sia stato lo stesso Hu Jintao, definito "coraggioso" e "giovane riformatore", a chiedere di essere inviato in Tibet e di succedere al Segretario in carica, Wu Jinghua, ufficialmente costretto a tornare a Pechino per un improvviso attacco di cuore. In Tibet, Hu diede immediato corso alle direttive del governo centrale che chiedeva un risoluto intervento volto a stroncare qualsiasi forma di protesta: il 5 e 6 marzo 1989 la polizia fece fuoco sui dimostranti e il 7 marzo fu dichiarata la legge marziale.
I suoi meriti agli occhi della leadership cinese e dello stesso Deng Xiaoping crebbero notevolmente quando, lo stesso anno, durante le dimostrazioni degli studenti a Pechino, in Piazza Tien An Men, Hu inviò da Lhasa un telegramma al Comitato Centrale del Partito esprimendo il suo incondizionato appoggio all’intervento armato contro i dimostranti.
In
Tibet intanto, Hu Jintao continuò a portare avanti la repressione contro ogni
forma di separatismo e contro il Dalai Lama che: "con il sostegno delle
forze reazionarie internazionali favorisce l’insorgere di idee indipendentiste
all’interno dell’opinione pubblica". La tenacia e la determinazione nel
porre avanti a tutto la lotta contro le cosiddette "forze reazionarie"
gli valse la fiducia degli esponenti della "linea dura" all’interno
del Partito. Mentre Hu Yaobang e Zao Ziyang iniziavano ad essere criticati per
la loro "debolezza", nell’ottobre 1990 Hu Jintao fu nominato Primo
Segretario del Distretto Militare del Partito Comunista in Tibet. Lasciato l’altipiano
per "difficoltà ad acclimatarsi", nel 1992 divenne membro del
Politburo, nel 1993 presidente della Scuola del Comitato Centrale del Partito,
nel settembre 1999 vice presidente della Commissione Militare Centrale e,
infine, vice presidente della Repubblica Popolare Cinese.
Fonti: Tibet Information Network, China on line
LHASA DIVERRA’ UNA ZONA ECONOMICA SPECIALE
Pechino, 5 novembre 2001. Il quotidiano China Daily, ha reso noto che, allo scopo di favorire gli investimenti, la capitale tibetana sarà dichiarata Zona Economica Speciale (SEZ). La decisione è stata annunciata dall’Associazione di stato per le Zone di Sviluppo che ha precisato trattarsi del 50° esperimento di questo tipo, destinato a rafforzare i legami delle aree economiche più lontane con il centro del paese. Non è chiaro quali tipi di industrie Pechino cerchi di attrarre a Lhasa, considerata la sua altitudine sul livello del mare e il difficile accesso. Gli investitori godranno di una consistente riduzione delle tasse (che scenderanno al 15% contro l’abituale 33%) e beneficeranno di una serie di infrastrutture già in via di approntamento, quali il nuovo aeroporto, una più capillare una rete stradale e un sostanziale miglioramento del settore delle telecomunicazioni.
MARY ROBINSON A PECHINO
Pechino, 8 novembre 2001. Mary Robinson, Alto Commissario per i Diritti Umani presso le Nazioni Unite, è arrivata nella capitale cinese per dare corso, con la firma di un accordo formale, ad un memorandum di intesa, già stipulato nell’anno 2000, in base al quale l’ ONU fornirà alla Cina "assistenza tecnica" in materia di diritti umani. Il 9 novembre, durante un incontro con Jiang Zemin, la signora Robinson ha espresso la propria preoccupazione per la repressione delle libertà civili in atto contro le minoranze uighure e tibetane ed ha chiesto che venga concesso all’incaricato speciale per la tortura presso le Nazioni Unite, Nigel Rodley, il permesso di visitare il paese. Nel 1999, una visita di Rodley, già programmata, era stata cancellata dopo che le autorità di Pechino avevano negato all’incaricato ONU il permesso di ispezionare, senza preavviso, le prigioni e i posti di polizia nonché di parlare con i prigionieri. Il presidente cinese ha risposto che il terrorismo è, di per sé, una violazione dei diritti umani. L’Alto Commissario ha incontrato inoltre il vice premier Qian Qichen e il vice ministro degli esteri Wang Guangya il quale ha affermato che l’accordo sottoscritto è una prova della serietà del governo cinese a collaborare con gli altri paesi e con le agenzie delle Nazioni Unite. In un incontro con i giornalisti, Zhu Bangzao, portavoce del ministro degli esteri, ha invece riaffermato la legittimità di Pechino a combattere le attività separatiste e terroristiche degli abitanti del Turkestan orientale e del Tibet definendo "parte della battaglia globale contro il terrorismo" la lotta contro queste popolazioni. "Questo concetto deve essere molto chiaro" - ha dichiarato Zhu - "in questo campo non possono essere applicati due pesi e due misure".
LIBRO BIANCO CINESE SULLA MODERNIZZAZIONE DEL TIBET
Pechino, 8 novembre 2001. Il giorno stesso dell’arrivo di Mary Robinson a Pechino, l’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato ha pubblicato un libro bianco intitolato "La Marcia del Tibet verso la Modernizzazione". Il lungo documento, redatto con l’intento di "aiutare la comunità internazionale a capire la vera storia e la realtà del Tibet", afferma tra l’altro che, nel solo interesse del popolo tibetano, il governo del popolo si è attivamente adoperato non solo per rendere possibile la pacifica liberazione del paese oppresso per settecento anni da una rigida teocrazia, ma ha altresì adottato politiche e misure chiave per promuovere la riforma democratica del paese, l’autonomia regionale, la modernizzazione su larga scala e le riforme. Dati e statistiche alla mano, il libro bianco illustra i progressi conseguiti in campo industriale, agricolo, ambientale, tecnologico, scolastico e medico. Dichiara inoltre che sono state rispettate le libertà religiose e culturali del popolo tibetano e che è stato protetto il diritto della gente a studiare e usare la propria lingua. Dopo avere evidenziato che il processo in atto in Tibet è conforme alla tendenza storica delineatasi a livello mondiale e risponde a una precisa richiesta della società tibetana, il documento, nella sua parte finale, afferma che la modernizzazione del paese è stata portata avanti assieme alla lunga lotta contro la cricca del Dalai Lama e contro forze internazionali ostili.
In risposta al documento cinese, il 10 dicembre 2001 il governo tibetano in esilio ha pubblicato a sua volta un libro bianco intitolato "Il Colonialismo Cinese sul Tetto del Mondo".
L’ABATE
DI SARTHAR TRASFERITO A CHENGDU
Londra, 8 novembre 2001. Il gruppo londinese Tibet Information Network ha reso noto che Khenpo Jigme Phuntsog, fondatore e maestro del Centro di Studi Buddisti di Serthar (o Larung Gar), situato a Kanze, nello Sichuan (vedi Tibet News N. 35, pag. 5), è stato trasferito a Chengdu, capitale della provincia. Secondo notizie precedenti, l’abate era in cura presso l’ospedale di Barkham, nella Provincia Autonoma di Ngaba. T.I.N. conferma quanto già riportato circa la demolizione di oltre mille abitazioni di monache residenti nelle adiacenze dell’istituto e del loro vagabondare tra le montagne della zona.
LA CINA ENTRA NELL’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL COMMERCIO
Doha (Quatar), 10 novembre 2001. Dopo un’attesa durata quindici anni, la Cina è stata ammessa nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (W.T.O.). Il suo ingresso è stato approvato il 10 novembre dai 142 stati membri riuniti a Doha, nel Quatar, e sancito ufficialmente con la cerimonia della firma di un documento di novecento pagine trasmessa in diretta dalla televisione di stato cinese il giorno 12 novembre. Per Pechino si è trattato dell’evento più significativo dal 1971, anno che segnò il suo ingresso nelle Nazioni Unite: allora la Cina si assicurò lo stesso rango politico degli Stati Uniti e dell’ex Unione Sovietica; oggi può vantare uno status del tutto paritario anche in campo economico. L’ammissione del "gigante asiatico" nella W.T.O., pubblicamente definita dai delegati un "momento importante", non ha tuttavia mancato di suscitare qualche perplessità per le sue implicazioni a lungo termine. Molti sono i cambiamenti che la Cina dovrà fare propri per adeguarsi alle normative internazionali sul commercio, a partire dall’apertura agli investimenti stranieri di quei settori finora chiusi o con accesso limitato quali l’agricoltura, i servizi bancari e le vendite al dettaglio. Alcuni analisti occidentali prevedono inoltre che investimenti e scambi più liberi potranno indebolire i pilastri del potere del Partito Comunista all’interno di una Cina che, pur confidando nell’incremento delle proprie esportazioni, continuerà ad applicare al suo interno il doppio sistema: mercato aperto e regime politico chiuso.
Forti preoccupazioni sono state espresse da alcune delle maggiori organizzazioni a sostegno del Tibet circa le ripercussioni conseguenti all’ingresso della Cina nella W.T.O. sulla fragile economia dell’altopiano tibetano. In un dettagliato rapporto, il gruppo londinese Free Tibet Campaign paventa una disastrosa caduta dei prezzi dell’orzo, il più importante prodotto dell’agricoltura tibetana. Il Comitato Canada-Tibet ha inoltre evidenziato che non essendo il Tibet un paese indipendente, non potrà nemmeno beneficiare della normativa prevista dall’Organizzazione Mondiale del Commercio a favore dei paesi meno sviluppati.
DEVASTATO UN ALTRO MONASTERO NEL TIBET ORIENTALE
Kathmandu, 14 novembre 2001. Alcune monache fuggite in esilio hanno dato notizia della distruzione di oltre quattrocento abitazioni di religiosi appartenenti al monastero di Yachen, un grande complesso situato, come quello di Serthar, nel Tibet orientale, a sud ovest di Kandze e a est di Pelyul, nella provincia dello Sichuan. I fatti risalgono all’autunno scorso quando alcuni funzionari arrivati da Pechino hanno dipinto sulle case il carattere cinese "chai" che significa "demolizione" e hanno invitato i monaci, le monache e gli studenti laici del monastero a recarsi nella sala delle riunioni. Qui hanno spiegato che solo i religiosi appartenenti alla contea di Pelyul avrebbero potuto continuare a frequentare l’istituto; gli altri avrebbero dovuto andarsene dopo avere provveduto personalmente all’abbattimento della propria abitazione, pena la confisca degli effetti personali. "Non ci restava che eseguire l’ordine" - hanno dichiarato le monache - "che altro potevamo fare"? Oggi a Yachen restano soltanto 1.500 religiosi, poco più della metà di quelli presenti prima dell’intervento dei funzionari. Degli studenti allontanati, almeno 150 erano di etnia Han, Taiwanesi o cittadini di Singapore. Un medico cinese allontanato forzatamente dal monastero ha così dichiarato: "Il governo sa che molti connazionali praticano il buddismo e rispettano il Dalai Lama. Questa devozione è considerata una minaccia all’unità del paese e di conseguenza ci è proibito ricevere insegnamenti buddisti da lama tibetani". L’attuale accanimento di Pechino contro le strutture monastiche è, dai tempi della Rivoluzione Culturale, del tutto senza precedenti.
ARRESTATI CENTINAIA DI "SEPARATISTI" TIBETANI E UIGHURI
Pechino, 21 novembre 2001. Dopo gli attacchi terroristici negli Stati Uniti, Pechino ha arrestato centinaia di sospetti separatisti sia tibetani sia uighuri. Secondo la notizia, proveniente da fonti diplomatiche occidentali accreditate a Pechino e ripresa dalla CNN, a partire dalla metà di settembre le autorità del governo cinese, in un documento interno, hanno classificato come "organizzazioni terroriste" i movimenti separatisti tibetani, uighuri e la stessa setta Falun Gong e hanno inviato nella provincia dello Xinjiang e in Tibet gruppi militari e reparti del PAP (People Armed Policy). Sono stati effettuati centinaia di arresti e, secondo quanto riportato dall’agenzia China News Service, nello Xinjiang sono stati confiscati e distrutti migliaia di fucili. Tra i tibetani detenuti a Lhasa e in altre città vi sono numerosi monaci, monache e intellettuali che, pur non avendo mai fatto ricorso a tattiche terroristiche, sono colpevoli di avere criticato la politica di Pechino.
DELEGAZIONE TIBETANA A UNA CONFERENZA ONU
Madrid, 23-25 novembre 2001. Per la prima volta una delegazione tibetana è stata invitata a presenziare, in qualità di osservatore, ad un incontro organizzato dalle Nazioni Unite e dal governo spagnolo sul tema "La Scuola e l’Educazione in rapporto alla Libertà di Religione e Credo, alla Tolleranza e alla Non Discriminazione". La delegazione era composta dal signor Chhime Chhoekyapa, in qualità di rappresentante dell’Ufficio del Tibet di Ginevra per gli Affari ONU, accompagnato dal Ven. Thubten Wangchen, direttore della Casa del Tibet di Barcellona. Nel corso della conferenza la delegazione tibetana ha distribuito ai partecipanti un documento in cui, evidenziato il totale stato di indottrinamento e di ateismo in cui vengono cresciuti i bambini in Tibet, si chiede alla conferenza di prestare una particolare attenzione alla questione dell’educazione dei giovani nei paesi occupati. .
TIBET: LEZIONI IN LINGUA CINESE ANCHE NELLE SCUOLE ELEMENTARI
Londra, 27 novembre 2001. Nella Regione Autonoma Tibetana la lingua cinese sarà usata nell’insegnamento di alcune materie a partire dalla scuola elementare. Riferisce la notizia Tibet Information Network precisando che il cinese sarà utilizzato nell’insegnamento della matematica e della grammatica inglese. Già da tempo invece nelle scuole superiori le lezioni si tengono esclusivamente in lingua mandarina. Le nuove disposizioni sono state accolte con disappunto dai tibetani, preoccupati non solo della sopravvivenza della loro lingua, importante elemento di coesione e identità culturale, ma anche del rendimento scolastico dei giovani allievi delle scuole primarie cresciuti dalle famiglie nella sola conoscenza della lingua madre. Sconcerto anche tra gli insegnanti tibetani che temono per la sicurezza del posto di lavoro e per le prospettive future. Il 10° Piano Quinquennale per la Regione Autonoma, pubblicato dal Tibet Daily lo scorso giugno, prevede infatti "un migliore utilizzo del personale qualificato esistente e il reclutamento al di fuori della Regione dei necessari insegnanti specializzati".
IL DALAI LAMA IN ITALIA
Cecina (Pisa), 29 novembre 2001. Come preannunciato nel precedente numero di Tibet News, dal 29 novembre al 3 dicembre 2001, il Dalai Lama ha compiuto una visita in Italia, la diciassettesima a partire dall’inizio degli anni ’80. Chhime Chhoekyapa, il nuovo rappresentante a Ginevra del governo tibetano in esilio, ha dichiarato che la visita al nostro paese rientra "nei continui sforzi compiuti da Sua Santità per stringere continui legami tra il Tibet e l’Europa". Vanificata all’ultimo momento la presenza del Dalai Lama a Plan de Corones, dove era atteso per presenziare all’inaugurazione dell’importante mostra internazionale "Kid’s Guernika", a causa di un guasto all’aereo che doveva portarlo a Brunico, Sua Santità ha raggiunto direttamente Cecina Mare dove, su invito dell’Istituto Lama Tsong Khapa, ha tenuto un ciclo di insegnamenti a commento del testo buddista "La Luce sul Sentiero per l’Illuminazione". Il 30 novembre il Dalai Lama ha tenuto una conferenza stampa nel corso della quale ha ribadito la sua contrarietà all’uso della forza nella risoluzione dei problemi internazionali riaffermando che il dialogo e una cultura della pace sono, a lungo termine, la sola arma vincente in grado di dirimere le controversie. "Come essere umano - ha dichiarato Tenzin Gyatso - sono preoccupato per il futuro dell’umanità e vorrei contribuire al raggiungimento della felicità attraverso lo sviluppo delle qualità interiori delle persone e la convivenza armoniosa tra le diverse tradizioni religiose. Come tibetano e ancor più come Dalai Lama, sono preoccupato per le sorti del mio paese e del mio popolo". Per il Tibet, il leader in esilio ha rinnovato la richiesta dell’istituzione, all’interno della Comunità Europea, di un commissario speciale. Durante la sua permanenza a Cecina Mare, il Dalai Lama ha incontrato il ministro per le politiche agricole Giovanni Alemanno, il ministro per l’ambiente Altero Matteoli, il sindaco di Cecina Paolo Pacini e il presidente della Regione Toscana Claudio Martini. Sabato 1 dicembre ha inoltre concesso una breve udienza privata ai soci dell’Associazione Italia-Tibet.
OSLO: CELEBRATO IL CENTENARIO DELL’ISTITUZIONE DEL NOBEL PER LA PACE
Oslo, 6 dicembre 2001.
In una città blindatissima e presidiata da ingenti forze di polizia, ventisette
premi Nobel per la Pace, tra i quali il Dalai Lama, hanno celebrato il centesimo
anniversario dell’istituzione del Premio, conferito per la prima volta il 10
dicembre 1901. Per varie ragioni alcuni premiati, anche se ancora viventi, non
hanno potuto presenziare all’evento. Tra questi, solo per citare alcuni nomi,
Aung San Sun Kyi, Nelson Mandela, Michail Gorbachev e Arafat. I festeggiamenti
per il centenario sono iniziati il 6 dicembre con l’avvio di un simposio di
tre giorni sul tema: "I conflitti del XX° secolo e le soluzioni per il
XXI°". Il giorno 8 dicembre tutti i convenuti hanno lanciato un appello
per la liberazione di Aung San Sun Kyi, la coraggiosa leader dell’opposizione
birmana, vincitrice del Premio Nobel nel 1991 e attualmente agli arresti
domiciliari nel proprio paese.
In un’intervista rilasciata a Oslo, il giorno 8 dicembre, al quotidiano The Times, il Dalai Lama ha affermato di considerare positivamente il recente viaggio in Europa di Hu Jintao. "Ritengo che la Cina debba essere parte integrante della comunità mondiale e questa visita si inserisce nei tentativi che il paese sta compiendo per avvicinarsi maggiormente al resto del mondo", ha dichiarato il leader tibetano aggiungendo che, per il ruolo svolto in Tibet negli anni ’80, Hu è forse la persona che all’interno della dirigenza cinese meglio conosce la realtà del Tetto del Mondo. Il Dalai Lama ha inoltre reso noto di avere fatto pervenire a Pechino, lo scorso mese di settembre, una proposta in cui si contemplava l’invio di una delegazione tibetana nella capitale cinese per discutere un memorandum sul Tibet e di avere ricevuto l’ennesima risposta negativa. Ha tuttavia definito "possibile", per il futuro, un accordo con Hu Jintao.
I TIBETANI PREOCCUPATI PER L’ALLINEAMENTO CINA - USA
Washington, 6 dicembre 2001. Buchung Tsering, direttore di International Campaign for Tibet, ha espresso la preoccupazione del mondo tibetano di fronte al nuovo allineamento delle forze politiche internazionali in seguito ai fatti dell’11 settembre. Parlando ai membri del Comitato per i Diritti Umani presso il Congresso degli Stati Uniti, riunito per discutere sul tema "Il cambiamento dell’ordine mondiale: la situazione dei diritti umani in Tibet", Tsering ha tra l’altro affermato: "La tragedia dell’11 settembre ha portato a un riallineamento delle forze internazionali mirato alla formazione di una coalizione contro il terrorismo. Molti ritengono che, al fine di ottenere la cooperazione di Pechino, la pressione internazionale nei confronti della Cina sarà più debole se non addirittura inesistente. E’ importante che gli Stati Uniti e il mondo intero comprendano che proprio paesi come la Cina favoriscono l’insorgere dell’assenza di democrazia e di quei sistemi totalitari che nuocciono alla pace e alla stabilità internazionale. Oggi Pechino ha posto in atto una forma di terrorismo di stato e, di fatto, ha cercato di trarre vantaggio dalla tragedia internazionale per sopprimere il grido di libertà dei popoli del Tibet e del Turkestan Orientale". Dopo aver ricordato gli abusi recentemente subiti dai tibetani, Buchung Tsering si è appellato agli Stati Uniti affinché operino a favore dell’inizio di negoziati tra la Cina e il Dalai Lama, condannino le violazioni dei diritti umani in Tibet nel corso della prossima sessione della Commissione Diritti Umani di Ginevra e prendano tutte le misure atte vanificare il tentativo di Pechino di sfuggire alla censura mondiale, grazie al suo appoggio alla coalizione internazionale contro il terrorismo.
LHASA: MORTO UN MONACO PER MALTRATTAMENTI
Lhasa,
10 dicembre 2001. Un giovane monaco appartenente al monastero di Labrang
(Tibet orientale) è morto in seguito ai maltrattamenti subiti durante un breve
periodo di detenzione nella prigione di Lhasa. Il monaco, Kelsang Gyatso, poco
più che ventenne, era stato arrestato lo scorso mese di agosto mentre con altri
venti tibetani cercava di fuggire in India attraverso il Nepal. L’autobus sul
quale viaggiavano è stato fermato dalla polizia a Chusur, una città tra Lhasa
e Shigatse. I tibetani sono stati fatti scendere e brutalmente picchiati:
testimoni oculari hanno riferito che i poliziotti, a più riprese, hanno
violentemente sbattuto le teste dei malcapitati contro le auto in sosta lungo la
strada. Trasferiti nella stazione di polizia di Jebumgang, a Lhasa, nell’area
del Barkhor, i detenuti sono stati interrogati per cinque giorni sui motivi
della loro fuga. "Quando eravamo a Jebumgang" – ha riferito a T.I.N.
un tibetano ora in esilio – "Gyatso lamentava forti dolori alla testa e
non riusciva a mangiare". Il gruppo dei tibetani è stato poi trasferito
nel centro carcerario di Gutsa. Qui, secondo la testimonianza di un altro
compagno, il monaco era molto debole, aveva la febbre alta e non riusciva a
parlare né a reggersi in piedi. Anziché portarlo all’ospedale, le autorità
carcerarie gli hanno dato del denaro e lo hanno liberato abbandonandolo nella
campagna attorno alla prigione. Trovato da alcuni abitanti della zona, è stato
accompagnato all’ospedale dove è morto dopo qualche giorno. I famigliari,
informati, hanno dovuto sostenere le spese per la camera mortuaria e il
funerale. I becchini che hanno smembrato il cadavere (secondo la procedura
tipica del "funerale del cielo") hanno detto di avere visto
"sangue nel cervello", un particolare che avvalora la diagnosi di
emorragia celebrale formulata dai medici quale causa della morte.
USA: MANIFESTAZIONI CONTRO L’INGRESSO DELLA CHALCO NEL MERCATO AZIONARIO
New York, 10 dicembre 2001. Il gruppo americano di sostegno al Tibet "Students for a Free Tibet" si è fatto promotore di una campagna volta a impedire l’ingresso nel mercato azionario di New York della compagnia di stato Aluminium Corporation of China (CHALCO), la maggiore produttrice cinese di alluminio, che dovrebbe fare il suo debutto nello Stock Exchange il giorno 11 dicembre con la presentazione della propria offerta iniziale attraverso la banca americana Morgan Stanley. Una folla di manifestanti si è riunita di fronte alla sede della banca (i cui uffici erano già stati inondati da fax) chiedendo il rinvio dell’offerta fino a che non sia fatta chiarezza sui possibili danni ambientali arrecati dalla compagnia al territorio tibetano. Le fonderie della CHALCO si trovano infatti nel Tibet occupato, vicino a Xining, non lontano dal villaggio natale del Dalai Lama. Ricerche compiute da un gruppo indipendente australiano hanno evidenziato che il livello di emissioni nocive dello stabilimento supera i limiti fissati dallo stesso governo cinese e hanno causato l’avvelenamento dell’erba con la conseguente morte di centinaia di ovini, unica risorsa dei pastori della zona.
MORTA UNA MONACA DOPO NOVE ANNI DI PRIGIONE
Londra, 18 dicembre 2001. Tibet Information Network ha fornito maggiori notizie circa la morte di Ngawang Lochoe, una monaca di 28 anni detenuta nella prigione di Drapchi. Nel luglio 1992, Ngawang Lochoe era stata condannata a cinque anni di prigione per avere preso parte a una pacifica manifestazione di protesta a Lhasa. Nel 1993 le erano stati comminati altri cinque anni di carcere per avere registrato su nastro, assieme ad altre 13 monache, alcune canzoni contenenti riferimenti al Dalai Lama, alla libertà del paese e alle condizioni della prigionia. In questa occasione Ngawang, accusata di "attività di propaganda e incitamento rivoluzionario", era stata anche duramente picchiata. Nuove severissime punizione le erano state inflitte anche nel maggio 1998 quando, durante la cerimonia dell’alzabandiera all’interno del carcere, assieme alle compagne aveva gridato slogan a favore dell’indipendenza. Cinque delle monache che avevano partecipato alla manifestazione morirono nell’arco di un mese. Ngawang Lochoe, spirata poco dopo il ricovero all’ospedale militare di Lhasa, è morta per pancreatine acuta, un’infiammazione del pancreas che i medici considerano curabile "se il paziente è in buone condizioni fisiche". Ngawang Lochoe sarebbe uscita di prigione il 21 marzo 2002.
PETROCHINA: SLITTA LA COSTRUZIONE DEL GASDOTTO OVEST-EST
Pechino, 19 dicembre 2001. La compagnia petrolifera cinese PetroChina ha reso noto che ancora non è stato firmato alcun accordo formale con il consorzio Royal Dutch/Shell per la realizzazione del progetto denominato "Ovest- Est" (vedi Tibet News N. 35, pag. 3). Un portavoce di PetroChina ha dichiarato che le due parti hanno raggiunto un accordo di massima ma che "vi è ancora molto lavoro da fare prima di arrivare alla firma di un contratto". Il portavoce ha inoltre aggiunto che, nella fase iniziale, anche il progetto di cooperazione con British Petroleum sembrava procedere nel migliore dei modi fino "all’improvviso ritiro" della compagnia inglese. Come i lettori ricorderanno, il progetto Ovest-Est prevede la costruzione di un gasdotto dal bacino del Tarim, nello Xinjian (Cina nord occidentale) fino al delta del fiume Yangtze e alla città di Shanghai, per una lunghezza complessiva di 4000 chilometri. PetroChina aveva inizialmente fissato per il settembre 2001 la data di inizio dei lavori. Nel mese di ottobre, in seguito al ripensamento di BP Amoco, la Commissione di Stato per la Pianificazione e lo Sviluppo ha deciso di posticipare alla fine dell’anno il lancio del progetto per consentire l’avvio di nuovi colloqui con potenziali investitori stranieri.
NUOVE DEPORTAZIONI DI TIBETANI DAL NEPAL
Londra, 24 dicembre 2001. Tibet Information Network ha fatto sapere che dal 25 novembre la polizia nepalese ha consegnato alle guardie di frontiera cinesi almeno quindici tibetani, compresi alcuni bambini fatti espatriare dai genitori con l’accompagnamento di una guida. Si tratta di casi confermati da testimoni oculari ma vi sono buoni motivi per ritenere che il numero effettivo dei casi di deportazione sia molto più alto. Roland Weil, incaricato dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati a Kathmandu, ha dichiarato che, sulla base di un accordo firmato nel dicembre 1989 (anno in cui il governo del Nepal cessò di offrire lo status legale di rifugiati ai profughi provenienti dal Tibet), le autorità nepalesi sono tenute a consentire ai tibetani il transito attraverso il paese sulla via per l’India. Quando l’Alto Commissariato riceve segnalazione di casi di detenzione arbitraria di rifugiati da parte della polizia nepalese, predispone un intervento presso le autorità locali e, se necessario, prende direttamente in consegna le persone illegalmente trattenute e le accompagna a Kathmandu. Capita tuttavia che la polizia nepalese rispedisca i profughi oltre frontiera il giorno stesso del loro arresto, prima di un possibile intervento dell’Alto Commissariato. Inoltre, il rimpatrio dei profughi tibetani è spesso fonte di guadagno per le guardie di frontiera che, in cambio della riconsegna, ricevono somme di denaro dalla controparte cinese.
DRAPCHI 14, UN TOCCANTE SITO WEB
Somerville (USA), 28 dicembre 2001. Il gruppo locale 133 di Amnesty International, con sede a Somerville, negli Stati Uniti, ha creato un toccante sito web in cui viene raccontata la storia di 14 monache detenute per anni nella prigione di Drapchi a causa delle loro attività politiche. Oltre a fornire notizie sulla storia delle religiose, il sito (http://www.drapchi14.org) consente di ascoltare le canzoni composte in carcere, fornisce informazioni e immagini sulla prigione e indica quali azioni intraprendere, anche a livello individuale, per aiutare le monache che ancora languiscono in prigione.
DIMINUITO NEL 2001 L’AFFLUSSO DI PROFUGHI DAL TIBET
Londra, 2 gennaio 2002. Riprendendo la notizia diffusa il 24 dicembre 2001, Tibet Information Network riferisce che, in seguito all’inasprimento delle misure di sicurezza adottate alla frontiera sino-nepalese, nel 2001 il numero dei profughi arrivati in India è sceso al di sotto di 1500 persone contro le 2500 che mediamente raggiungevano Dharamsala negli anni passati. Le autorità cinesi hanno fatto sapere di avere fermato almeno 2500 tibetani in procinto di lasciare il paese. L’agenzia Xinhua ha riferito che severe misure di controllo sono state adottate nei pressi del passo di Nagpa, una delle più importanti vie di accesso al Nepal per chi proviene dal Tibet. Da parte sua il governo nepalese, per fronteggiare la situazione di emergenza legata all’azione di gruppi estremisti maoisti nei pressi della frontiera, ha intensificato i controlli nell’area di Tatopani. Il 12 dicembre 2001 i due governi hanno firmato uno specifico accordo mirato al "contenimento del terrorismo".
In un altro comunicato, diramato il 4 gennaio 2002, l’agenzia Xinhua riferisce che, nel periodo compreso tra gennaio e novembre 2001, malgrado le numerose cancellazioni seguite agli attentati del mese di settembre, oltre 659.000 tra turisti e alpinisti hanno visitato la Regione Autonoma, con un incremento del 16,5% delle presenze rispetto all’anno precedente e un introito complessivo di 83 milioni di dollari USA.
PUBBLICATO IL RAPPORTO ANNUALE SULLA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN TIBET
Dharamsala, 7 gennaio 2002. Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia ha pubblicato l’annuale rapporto sulla situazione dei diritti umani in Tibet. Sulle base delle testimonianze dei rifugiati recentemente giunti in India, il documento rende noto che, nel corso del 2001, la polizia cinese ha operato 37 nuovi arresti che hanno fatto salire a 254 il numero dei tibetani attualmente detenuti per avere esercitato il diritto alla libertà di parola, di opinione e di professione del proprio credo religioso. In carcere molti prigionieri sono stati percossi o torturati e si contano almeno dieci decessi accertati. Il rapporto cita inoltre le restrizioni imposte agli istituti religiosi di Larung Gar e Yachen e riferisce che sono 9804 i praticanti espulsi. Il governo tibetano rende noto che, malgrado Pechino abbia ratificato, nel marzo 2001, la Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociale e Culturali, in Tibet continuano ad essere violati alcuni diritti umani fondamentali in essa contemplati quali il diritto all’istruzione, alla salute e all’abitazione. Per la prima volta il rapporto fa riferimento anche ai diritti dei rifugiati, ricordando che nel 2001 sono arrivati in India soltanto 1375 profughi a fronte della media di 2500 degli anni precedenti. "Il decantato sviluppo in atto in Tibet" –ha dichiarato un esponente del TCHRD – "soddisfa le esigenze del governo cinese piuttosto che l’interesse dei tibetani. Purtroppo la comunità internazionale sembra invece dare credito alle affermazioni di Pechino premiandola con l’assegnazione dei Giochi Olimpici e con l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
TIMORI IN INDIA PER LA SICUREZZA DEL DALAI LAMA
Bodh Gaya (India), 7 gennaio 2002. Eccezionali misure di sicurezza sono state adottate dalla polizia indiana per proteggere la persona del Dalai Lama che, a partire dal 9 gennaio, presiederà, nella città sacra di Bodh Gaya, alla celebrazione della cerimonia d’iniziazione di Kalachakra. I provvedimenti si sono resi necessari dopo che il Bajrang Dal (un movimento radicale sorto in India nel 1984, i cui aderenti si proclamano "guerrieri della rivoluzione" e sono vincolati da un giuramento di fedeltà a proteggere il paese, la religione e la cultura), ha minacciato di organizzare una manifestazione di protesta contro il Dalai Lama. Il gruppo indiano contesta al leader tibetano di essersi espresso a favore di una pacifica soluzione del problema del Kashmir e di averne auspicato un possibile autonomia. Massima allerta anche per la concomitanza della visita in India del premier cinese Rongji atteso a Delhi per il 13 gennaio. Il Dalai Lama si tratterrà a Bodh Gaya fino alla fine del mese.
ZHU RONGYI CONTESTATO A DELHI E BOMBAY
Bombay, 16 gennaio 2002. Accese manifestazioni di protesta hanno segnato ogni tappa del viaggio in India del primo ministro cinese Zhu Rongji. Il 13 gennaio, a New Delhi, Zhu è stato contestato da un numeroso gruppo di tibetani che, coperti da un panno nero a simboleggiare l’annientamento del popolo del Tibet, chiedevano la liberazione del Tibet e il rispetto dei diritti umani. Il succedersi delle dimostrazioni ha indotto i membri della delegazione cinese a chiedere al governo indiano precise assicurazioni scritte sull’assenza di ogni espressione di dissenso durante la visita a Bombay. Malgrado le misure di sicurezza adottate, proprio a Bombay si è sfiorata la tragedia quando Tenzin Tsundue, ventiseienne segretario dell’associazione indiana "Friends of Tibet", ha tentato di arrampicarsi fino al sedicesimo piano delle torri dell’hotel Oberoi, l’albergo dove il premier cinese soggiornava. All’altezza del dodicesimo piano Tenzin ha dispiegato uno striscione con la scritta "Tibet libero" e ha fatto sventolare una bandiera tibetana. L’intervento di oltre 400 agenti di polizia, ha posto fine al clamoroso gesto dettato dalla passione per la causa tibetana e non, come temuto da molti, dal desiderio di togliersi la vita.
Detroit, 20 gennaio 2002. Ngawang Choephel, l’etnomusicologo tibetano arrestato a Shigatse nel settembre 1995, è stato rilasciato "per motivi di salute" dalle autorità cinesi. La scarcerazione è avvenuta dopo che Ngawang aveva scontato sei dei diciotto anni di prigione che gli erano stati inflitti sotto l’accusa di spionaggio mentre, in Tibet, stava girando un documentario sulle forme d’arte tradizionali tibetane.
Il 1° luglio 1998 Ngawang Choephel era stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Powo Tramo, situato a cinquecento chilometri a est di Lhasa, nella lontana regione di Dzona, una prigione che, per la sua remota dislocazione, non è mai stata visitata da alcuna delegazione straniera di controllo sulle condizioni dei prigionieri politici. La decisione non lasciava quindi dubbi sull’intenzione cinese di sottrarre Ngawang Choephel all’attenzione internazionale.
I parlamentari USA del Vermont, lo stato americano dove Ngawang Choephel aveva frequentato l'università, erano intervenuti in suo favore. Di fronte alle loro reiterate richieste, nel 1999 le autorità cinesi avevano riconosciuto le sue gravi condizioni di salute.
La
madre del musicista tibetano, Sonam Dekyi, da tempo si stava battendo per
ottenere dal governo cinese il rilascio del figlio e il permesso di poterlo
visitare in carcere. Le autorità di Pechino, in violazione delle leggi
internazionali e della stessa legislazione carceraria cinese, le avevano finora
costantemente negato tale permesso.
Ngawang Choephel è il primo, fra i più famosi prigionieri di coscienza tibetani, ad essere rilasciato per motivi di salute, anche se questa formula è stata spesso usata per prigionieri cinesi, rilasciati dopo pressioni diplomatiche.
Il musicologo tibetano, arrivato a Detroit da Pechino alle ore 10.48 del 20 gennaio, era accompagnato da un funzionario dell’ambasciata americana presso la capitale cinese ed è stato ricevuto all’aeroporto da un funzionario del Dipartimento di Stato. E’ stato quindi affidato ad alcuni esponenti del gruppo International Campaign for Tibet che hanno provveduto alle sue immediate necessità, comprese le indispensabili cure mediche. Ngawang Choephel ha viaggiato con un visto turistico americano e, ufficialmente, è stato consegnato alle autorità indiane attraverso la mediazione degli Stati Uniti.
Questa la sua prima dichiarazione rilasciata il 23 gennaio:
"Anzitutto vorrei ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato e che si sono adoperate tanto strenuamente per il mio rilascio. Sono molto felice di essere fuori dal carcere. Sono grato a tutti i tibetani che mi hanno fatto conoscere la musica popolare del paese sia durante i due mesi del mio viaggio sia nel corso della prigionia. Sono grato anche a tutti quelli che, negli ultimi sei anni e mezzo, hanno aiutato mia madre nella sua lotta per la mia liberazione. La sua sofferenza è stata fonte per me di grande dolore. Sono pazzo di gioia al pensiero di rivederla.
Al momento penso soprattutto alla mia salute, a mia madre e ai tibetani miei compagni di prigionia. A Washington DC sono stato visitato dai medici degli ospedali Georgetown e George Washington e, finora, gli esami sono incoraggianti. Appena potrò viaggiare, andrò in India a trovare mia madre e il resto della famiglia. Poi tornerò negli Stati Uniti.
Sono particolarmente grato al governo americano per il suo appoggio e desidero ringraziare il governo cinese per la sua risposta ai molti appelli ricevuti per la mia liberazione. Spero che il mio rilascio sia il primo di molti altri nel prossimo futuro".
La liberazione di Ngawang Choephel è avvenuta poche settimane prima dell’arrivo a Pechino del presidente Bush, la cui visita nella capitale cinese è prevista per il 21 e 22 febbraio 2002. Precede inoltre l’inizio dei lavori della prossima sessione della Commissione ONU per i Diritti Umani che si riunirà a Ginevra il prossimo 18 marzo.
Alla notizia della liberazione di Ngawang Choephel, l’Associazione Italia-Tibet ha diramato il seguente comunicato:
"L'Associazione Italia-Tibet saluta con profonda gioia la liberazione di Ngawang Choephel, il giovane etnomusicologo tibetano arrestato sotto l'accusa di spionaggio in Tibet nel 1955 mentre stava semplicemente conducendo delle ricerche sulle radici storiche della musica tibetana. In questo momento di grande felicità, l'Associazione Italia-Tibet ricorda anche la strenua lotta che Sonam Dekyi, l'anziana madre di Ngawang, ha combattuto in questi anni per la liberazione del figlio.
Il rilascio, per motivi di salute, di Ngawang Choephel dimostra che quando si riesce a coordinare una forte campagna di mobilitazione internazionale i risultati positivi arrivano
E per questo, mentre festeggia la liberazione di Ngawang Choephel, l'Associazione Italia-Tibet vuole però ricordare le centinaia di altri prigionieri politici attualmente detenuti in Tibet per reati di opinione e, ancora una volta, chiede all'opinione pubblica e alle forze politiche di pronunciarsi a favore del rispetto dei diritti umani del popolo tibetano, primo tra tutti quello all'autodeterminazione."
IL DALAI LAMA AFFATICATO: RINVIATO IL KALACHAKRA
Bodh Gaya, 24 gennaio 2002. A conferma delle notizie riguardanti un’improvvisa indisposizione del Dalai Lama, il Dipartimento delle Informazioni e Relazioni Internazionali del governo tibetano in esilio ha confermato che la cerimonia d’iniziazione di Kalachakra, i cui insegnamenti preliminari stavano per iniziare a Bodh Gaya, è stata rinviata all’inverno prossimo. Tutti i programmi sono stati sospesi e i praticanti buddisti, giunti a migliaia dall’India, dal Tibet e da tutto il mondo, attendono l’arrivo del Karmapa e del Gaden Tripa (il capo della scuola Gelupa cui il Dalai Lama appartiene) che, il 25 dicembre presiederanno una speciale cerimonia di preghiera sotto l’albero del Bhodi.
Lo stesso Dalai Lama ha voluto parlare ai fedeli, delusi per la cancellazione della cerimonia ma soprattutto preoccupati per la salute di Sua Santità. "I giorni scorsi – ha raccontato – mi sono recato in pellegrinaggio ai luoghi sacri di Vulture Peack e Nalanda. A causa dell’altitudine, vi erano forti sbalzi di temperatura e ho sudato molto. Più tardi, nell’auto che mi riportava a Patna, ho cominciato ad accusare forti dolori allo stomaco che sono continuati anche dopo il mio arrivo in albergo. Di solito mi riprendo molto in fretta, ma questa volta, pur sentendomi leggermente meglio, sono ancora molto spossato e mi stanco in fretta. Sarebbe insensato da parte mia volere impartire gli insegnamenti preliminari in queste condizioni" Il Dalai Lama ha inoltre chiesto ai pellegrini giunti da lontano di non sentirsi delusi per il rinvio degli insegnamenti di Kalachakra ma di pensare alla grande motivazione che li ha spinti a raggiungere Bodh Gaya e ai meriti accumulati per il cammino intrapreso.
IL DALAI LAMA IN OSPEDALE PER ACCERTAMENTI
Bombay, 27 gennaio 2002. Molta apprensione ha suscitato l’improvvisa notizia del ricovero del Dalai Lama presso l’ospedale Leelawati di Bombay per accertare la natura dei forti dolori allo stomaco di cui Sua Santità è sofferente da qualche tempo. Trasferito da Bodh Gaya a Patna in elicottero, il Dalai Lama ha raggiunto Bombay su un aereo privato. Secondo fonti giornalistiche sia indiane sia internazionali, il ricovero si era reso necessario dopo che gli esami eseguiti dai medici di Patna avevano rivelato la presenza di una massa di natura non accertata all’interno dello stomaco del leader tibetano. Nel definire la notizia "del tutto priva di fondamento", l’Ufficio del Tibet ha diramato, il giorno 28 gennaio, un comunicato stampa che così afferma: "I medici che hanno esaminato il Dalai Lama e che lo hanno in cura hanno dichiarato che in seguito al trattamento a base di antibiotici iniziato l’altro ieri, l’infezione intestinale di cui Sua Santità soffre è sotto controllo. Gli accertamenti sono quelli di normale routine. E’ già in atto un visibile miglioramento che ci aspettiamo continui nei prossimi giorni".
RASSICURAZIONI SULLA SALUTE DEL DALAI LAMA
Bombay, 28 gennaio 2002. Prakash Matura, direttore sanitario dell’ospedale Leelawati di Bombay, ha dichiarato che i risultati degli accertamenti clinici effettuati sulla persona del Dalai Lama consentono di poter affermare che le sue condizioni di salute sono "assolutamente normali". Ha proseguito affermando che Sua Santità potrebbe essere dimesso al più presto poiché l’infezione intestinale di cui soffre sta regredendo a seguito del trattamento con antibiotici.
Nel frattempo, Thubten Samphel, segretario del Dipartimento Informazioni e Relazioni Internazionali, ha reso noto, con un comunicato stampa, che a Bodh Gaya la situazione è tranquilla. Smentendo categoricamente le voci di proteste e reazioni violente da parte di gruppi contrari alla celebrazione del Kalachakra, Samphel ha reso noto che una metà degli oltre 200.000 fedeli giunti a Bodh Gaya ha già lasciato la città sacra e che gli altri si apprestano a partire nei prossimi giorni.
Sono molto contento di essere ancora una volta nel vostro bel paese e vorrei cogliere l’occasione per esprimere a tutti voi la mia riconoscenza e l’apprezzamento per il sostegno che continuate a dimostrare alla causa del popolo tibetano. Ritengo che, nonostante l’aggravarsi della situazione e l’inasprimento della posizione del governo cinese nei miei confronti, il tipo di approccio da me proposto, basato sulla non violenza, continui ad essere il modo migliore per trovare una soluzione al problema del Tibet. E adesso le vostre domande...
Dopo
l’11 settembre e dopo l’intesa raggiunta tra Stati Uniti, Russia e Cina sul
problema del terrorismo, abbiamo la sensazione che gli spazi per una soluzione
della questione tibetana, anche nei termini moderati da Lei proposti, si siano
ancor più ristretti. Che cosa ci può dire a proposito?
Ho sempre pensato che pur intrattenendo buone relazioni e rapporti amichevoli con la Cina, i governi dovrebbero essere determinati e affrontare con Pechino tutti i problemi, da quello della violazione dei diritti umani a quello del Tibet. Non ritengo che l’avvicinamento tra Stati Uniti e Cina possa nuocere, anzi, penso che potrebbe facilitare il dialogo. Nelle passate settimane i rapporti tra Russia e America si sono fatti più stretti e più forti. Bisognerà col tempo vedere quali effettivi rapporti si instaureranno tra America e Cina.
Le Olimpiadi del 2008 sono state assegnate a Pechino. Potrebbe essere una buona occasione per chiedere qualcosa di più alla Cina?
Lo scorso maggio sono andato negli Stati Uniti e ho incontrato gruppi con opinioni diverse. Alcune Organizzazioni non Governative, tra cui Amnesty International, erano contrarie all’assegnazione dei Giochi alla Repubblica Popolare Cinese. D’altra parte è anche vero che, da un punto di vista storico, la Cina è una nazione antica e importante e, come tale, potrebbe a buon diritto ospitare i Giochi. E’ tuttavia altrettanto vero che per quanto concerne i diritti umani e la libertà religiosa la situazione all’interno del paese è tutt’altro che buona. Vi sono quindi due diversi tipi di considerazioni. Ho capito però che l’assegnazione delle Olimpiadi metterà necessariamente la Cina sotto gli occhi del mondo e questo fattore creerà forse le premesse per una più facile soluzione di tutti i problemi esistenti al suo interno anche perché, come abbiamo visto, il governo cinese ha immediatamente politicizzato l’evento e ha usato i Giochi Olimpici per provare il proprio prestigio e il proprio successo politico. Questo significa che si verrà a creare una situazione per cui sarà possibile fare qualcosa di importante: sta a voi scegliere quali azioni intraprendere.
La nostra Associazione non si occupa soltanto dell’aspetto politico della questione tibetana ma cura anche quello della solidarietà e dell’aiuto alla popolazione. Potrebbe dirci dove indirizzare questi aiuti, sia all’interno del Tibet sia nel mondo dei profughi?
All’interno del Tibet vi sono due settori di priorità: quello dell’istruzione e quello della salute. In certe aree remote e isolate del paese, la gente non ha la possibilità di accedere all’istruzione né di curarsi. Sarebbe particolarmente utile potere fare qualcosa in queste zone. Alcuni tibetani residenti all’estero hanno aperto, in Tibet, delle scuole che hanno lavorato con successo fino a quando sono state prese in gestione dalla Provincia o dalla Prefettura. Da quel momento non sono più state efficienti. Qualche connazionale fuggito in esilio mi ha chiesto di non menzionare pubblicamente questi due settori prioritari di intervento in quanto le autorità locali ostacolano le iniziative intraprese da stranieri in questi campi, accusandoli di agire dietro istigazione del Dalai Lama. Per quanto riguarda i profughi, in India la situazione è relativamente soddisfacente, anche se vi sono zone che avrebbero ancora bisogno di sostegno dall’esterno. Ritengo che sarebbe meglio consultare i nostri uffici in India in modo da individuare le aree più bisognose e poi scegliere dove indirizzare gli aiuti.
A questo punto, ha preso la parola una ragazza tibetana residente in Italia. Senza riuscire a trattenere le lacrime, ha detto al Dalai Lama di essere nata in India ma di non sapere cosa rispondere quando le veniva chiesto se fosse indiana o tibetana. "Dì che sei tibetana", le ha risposto sorridendo Sua Santità. "Del resto – ha continuato – se guardano il tuo naso capiscono che non sei indiana"!
Cecina Mare, 1 dicembre 2001
Passang Lhamo e Choying Kurzang, sono giunte in Europa il 15 gennaio 2002 per portare la loro testimonianza in vari stati europei. Sono state in Italia dal 17 al 26 febbraio.

Alcuni cenni biografici
Passang Lhamo è nata a Pempo, in Tibet, nel 1976. All’età di 15 anni scelse la vita religiosa ed entrò nel monastero di Gari. Nel 1993, in seguito all’arresto di una sua compagna appena tredicenne, Passang Lhamo prese coscienza della situazione del suo paese, dell’oppressione cinese e della totale mancanza di libertà, soprattutto religiosa. Nei tre mesi che seguirono, dovette sottostare al processo di "rieducazione patriottica" voluto dalle autorità cinesi. "…eravamo sottoposte a una pressione insopportabile" – ricorda Passang –"decidemmo quindi di reagire". Assieme ad altre quattro consorelle, il 1°giugno 1994 si recò nei pressi del Jokhang, il principale tempio di Lhasa, e gridò slogan a favore della libertà del Tibet e a sostegno del Dalai Lama. Immediatamente arrestata, la monaca fu portata nella prigione di Gutsa dove, fu interrogata, percossa e sottoposta a scariche elettriche per settimane. Nel novembre 1994 fu condannata a cinque anni di carcere e rinchiusa a Drapchi. Qui fu obbligata a estenuanti esercizi fisici e sottoposta a sedute di indottrinamento. Assieme ai suoi amici, fu selvaggiamente percossa durante la repressione delle manifestazioni pacifiche che si svolsero all’interno della prigione dal 1° al 4 maggio 1998.
Liberata il 25 maggio 1999, Passang Lhamo fu inviata nella sua città natale dove, interdetta dalla società e senza alcun diritto, le fu imposto di risiedere pena un nuovo arresto. Non potendo rassegnarsi a vivere per tutta la vita in simili condizioni, nel maggio 2000 fuggì in India, decisa a offrire alla causa tibetana il contributo della sua testimonianza.
Choying Kunzang è nata a Pempo, in Tibet, nel 1976. Nel 1990 entrò nel monastero di Shar Bumpa. Nel 1993 le autorità cinesi negarono alle monache, già sottoposte a umilianti restrizioni, il permesso di invitare un lama che potesse seguire la loro formazione religiosa. Provate da questo rifiuto, il 14 giugno 1993 cinque monache manifestarono a Lhasa per rivendicare la libertà di culto e l’indipendenza del Tibet. La polizia le arrestò e le picchiò. Le monache si ribellarono e furono interrogate e schedate. Assieme ad altre sette compagne, Choying Kunzang decise di organizzare un’altra manifestazione a Lhasa: il 25 febbraio 1995 riuscì a raggiungere il Barkhor e gridò alcuni slogan a favore della libertà del Tibet. Le otto monache, imbavagliate e picchiate, furono portate prima al posto di polizia vicino al Jokhang e poi al centro di detenzione di Gutsa. Per sette mesi Choying fu sottoposta a pesanti interrogatori, accompagnati da terribili violenze fisiche e morali. Fu poi trasferita a Drapchi dove la sua vita fu tanto dura da indurla a preferire la morte piuttosto che una tale sofferenza. Liberata il 24 febbraio 1999 e costretta a vivere sotto sorveglianza nella sua città natale, raggiunse Dharamsala nel maggio 2000.
Per maggiori informazioni:
www.italiatibet.org/stopallatortura/
Per celebrare il 10 marzo
In assenza di una manifestazione unitaria europea a ricordo della sollevazione del 10 marzo 1959, quest’anno l’Associazione intende celebrare l’anniversario organizzando a Roma, domenica 10 marzo 2002, uno speciale incontro commemorativo al quale sono invitati a partecipare tutti i soci. A questo fine, stiamo individuando nella capitale un luogo adatto ad ospitare l’evento (presumibilmente l’Hotel Nazionale) che comprenderà tra l’altro la proiezione di un video, vari interventi di personalità del mondo politico e culturale e, ci auguriamo, l’allestimento di un piccolo buffet tibetano.
Riceverete maggiori e più dettagliate informazioni alla completa stesura del programma. Vi invitiamo comunque a rimanere in contatto con l’Associazione o a visitare il nostro sito web per gli opportuni aggiornamenti.
Jetsun Pema in Italia
Jetsun Pema, sorella del Dalai Lama e direttrice generale della Tibetan Homes Foundation, l’organizzazione creata dal governo tibetano in esilio con il compito di crescere ed educare l’infanzia tibetana, sarà in Italia con il marito Tempa Tsering (ex ministro dell’interno del governo di Dharamsala) dal 24 febbraio al 6 marzo 2002. Il giorno 26 febbraio, a Brescia, la sezione locale dell’ANDE (Associazione Nazionale Donne Elettrici) conferirà a Jetsun Pema il Premio Coraggio 2002, un riconoscimento istituito nell’intento di promuovere e accrescere la partecipazione della donna alla vita politica e sociale intesa quale espressione di "servizio" e salvaguardia dei valori civili e democratici della nostra cultura. Nel motivare l’assegnazione, l’ANDE ha sottolineato "la fermezza e l’impegno di Jetsun Pema nell’affermare il diritto a praticare liberamente il proprio culto". La manifestazione avverrà alle 18.30, presso il Salone della Loggia, alla presenza del Sindaco Corsini e del Presidente della provincia. In rappresentanza dell’Associazione Italia-Tibet, che ha invitato in Italia la sorella del Dalai Lama, presenzierà alla cerimonia Marco Vasta.
L’Associazione dei Comuni, Province e Regioni per il Tibet
Sabato 2 marzo 2002 si terrà a Torino l’Assemblea Costituente dell’"Associazione dei Comuni, Province e Regioni Italiane per il Tibet alla quale hanno già aderito oltre 105 Comuni, 4 Province (Alessandria, Cuneo, Cremona e Firenze) e 3 Regioni (Lombardia, Toscana e Umbria). Come sottolineato da Claudio Tecchio in un comunicato diramato a nome della CISL Piemonte e in qualità di rappresentante italiano presso l’International Tibet Support Group, la creazione di questo importante coordinamento, promosso dai consiglieri regionali piemontesi Leo, Marcenaro e Mellano) "potrebbe far davvero compiere un salto di qualità all’azione delle istituzioni a sostegno della causa tibetana". L’Associazione sarà presentata il giorno 28 febbraio a Torino nel corso di una conferenza stampa alla quale parteciperà anche Jetsun Pema che incontrerà gli amministratori e i politici della Regione Piemonte. Il giorno precedente, 27 febbraio, Jetsun Pema saluterà quadri e i militanti della CISL Piemonte.
Rinnoviamo in Euro!
Come anticipato nella lettera inviata ai soci all’inizio del mese di gennaio, l’Associazione ha convertito nella nuova moneta l’ammontare delle quote associative e dell’abbonamento al bollettino. Ecco i nuovi importi:
Quote associative:
ordinario € 40.00
studenti o famigliari di soci € 25.00
sostenitore € 100.00
benemerito € 300.00
Abbonamento bollettino € 20.00
Purtroppo al momento le Poste non ci hanno ancora inviato i nuovi bollettini di conto corrente prestampati. Vi preghiamo quindi di effettuare i vostri versamenti utilizzando i bollettini generici reperibili presso gli uffici postali, accreditando la somma sul C/C 24313207, a favore di Associazione Italia-Tibet, Via Pinturicchio 25, 20133 Milano. Specificate sempre la causale del versamento assieme al vostro nome e indirizzo.
Appena possibile riceverete i nuovi bollettini di C/C postale.
Bolzano, 7-9 dicembre 2001.
Durante il tradizionale mercatino natalizio di Piazza del Grano, il gruppo di Bolzano dell’Associazione ha organizzato una raccolta di fondi da destinare ai bambini ospiti della Tibetana Homes Foundation di Mussoorie (Uttar Pradesh). L’iniziativa, denominata "Una giacca a vento per il Tibet", ha riscosso molto successo e, grazie alla generosità dei tanti amici del Tibet residenti a Bolzano e provincia, i piccoli profughi potranno beneficiare dell’indispensabile indumento. Anche la sede di Milano ha contribuito alla raccolta con una propria offerta.
Milano, 7 gennaio 2002. Presso l’Atelier Gente di Dublino, in Via Amatore Scesa, è stata inaugurata la mostra fotografica "Tibet ieri e oggi", con le suggestive immagini di Fosco Maraini e Claudio Cardelli che ha anche curato l’allestimento. L’iniziativa, voluta dal dottor Franco Malenotti, è la prima di una serie di manifestazioni sul Tibet e i vari aspetti della sua cultura che la Global World Foundation organizzerà a Castagneto Carducci (Pisa) i giorni 22-23 giugno 2002. Tra i numerosi eventi, citiamo il gemellaggio tra le tradizioni toscane e tibetane, un convegno sulla cultura e la politica del Tibet e una mostra - mercato (con la partecipazione di una trentina di espositori) di manufatti e prodotti tipici dell’artigianato e della tradizione culturale del Paese delle Nevi.
Gallarate (Varese), 18 gennaio 2002. L’Associazione Pianeta Terra, in collaborazione con l’Associazione Italia-Tibet e l’Associazione Buddismo della Via di Diamante ha organizzato un incontro nel corso del quale sono stati approfonditi vari aspetti della cultura tibetana. In rappresentanza dell’Associazione Italia-Tibet, Nanni Ribaldone ha tenuto una conferenza sul tema: "Tibet, una testimonianza storica e politica". Assieme all’allestimento di una piccola mostra fotografica, l’Associazione ha curato anche la distribuzione di materiale informativo.
Como, 26 gennaio 2002. Con una manifestazione giunta ormai alla terza edizione, gli studenti del Liceo Volta e dell’Istituto Tecnico Caio Gracco hanno organizzato, assieme agli insegnanti, una giornata dedicata al Tibet e alla questione della violazione dei diritti umani in quel tormentato paese. Nanni Ribaldone, presente anche alle precedenti manifestazioni, ha portato la testimonianza dell’Associazione e, nel congratularsi con gli studenti per l’iniziativa, ha chiesto loro di farsi portavoce del dramma del popolo tibetano presso i coetanei di altri istituti scolastici.
In ricordo di Gyaltsen Gyaltag
Il 25 gennaio è mancato, dopo lunga malattia, Gyaltsen Gyaltag, rappresentante del Dalai Lama presso l’Ufficio del Tibet di Zurigo dal 1992 al 1996. Persona squisita, di estrema gentilezza e grande determinazione, attento alle istanze altrui ma allo stesso tempo semplice e schivo, Gyaltsen Gyaltag si è strenuamente prodigato per la causa del suo paese e per aiutare la comunità tibetana residente in Svizzera. L’Associazione Italia-Tibet, che ha avuto il privilegio di lavorare con lui in molte occasioni, lo ricorda con grande affetto e profonda stima.
Eliot Pattison, Il Mantra del Reato, Hobby&Work, Milano 2001, pag. 466, £. 34.000, un divertente e inconsueto "giallo" tibetano (come recita il sottotitolo), ambientato nel Tibet odierno sottoposto alla dura occupazione cinese. Un thriller che vede come attori principali, l’ispettore Shan, un poliziotto detenuto perché colpevole di aver indagato sulla corruzione di alti funzionari del Partito Comunista, alcuni suoi compagni di prigionia tibetani (il campi di concentramento da cui parte l’azione si trova infatti in Tibet), funzionari cinesi, monaci del Tibet ed anche un pugno di occidentali. In una tale proliferazione di figure, per lo più dai nomi impossibili da mandare a memoria, va segnalata la meritoria scelta editoriale di impiegare un paio di pagine per la lista dei personaggi. Un’utile idea che purtroppo quasi mai viene in mente agli editori, in modo particolare a quelli italiani.
Il libro è un poliziesco teso ed avvincente, cui fa ulteriore pregio la cornice esotica che l’autore (giornalista, scrittore e fotografo) ben conosce per aver a lungo viaggiato in Tibet e nella regione himalayana. Eliot Pattison ha il grande merito di avvincere il lettore con omicidi, colpi di scena, misteri di vario genere e allo stesso tempo di renderlo consapevole della drammatica condizione in cui è costretto a vivere il popolo tibetano oppresso dal regime cinese. Un libro incalzante le cui oltre 400 pagine si leggono d’un fiato e lasciano il desiderio di conoscere al più presto la nuova avventura dell’ispettore Shan di cui Hobby&Work si è assicurata i diritti per l’edizione italiana.
George Crane, Sotto i cieli della Mongolia, Sperling&Kupfer, Milano 2001, pag. 264, € 16,53. L’affascinante e poetico racconto di un pellegrinaggio nella Mongolia interna (la parte della Mongolia sotto occupazione cinese) in cui tra deserti, villaggi medievali, scenari naturali maestosi, si riesce a comprendere anche un pezzo di storia asiatica drammatico e complesso. Il viaggio verso l’esilio e il ritorno a casa di un vecchio monaco buddista raccontato da un poeta ed orientalista occidentale.
Charles Allen, Alla ricerca di Shangri-la, Newton&Compton Editori, Roma 2000, pag. 221, € 13,89. Andando alla ricerca della mitica terra di Shangri-la, l’autore ci fornisce interessanti notizie sull’antica storia tibetana raccontata con uno stile narrativo come fosse un romanzo. A volte il punto di vista espresso in questo libro non è condiviso dall’orientalismo tradizionale a causa di collegamenti e spunti sovente originali che vale però la pena di prendere in considerazione.
La nostra home page
Ricordiamo che la nostra Associazione ha un sito Web. Visitateci all’indirizzo: http://www.italiatibet.org

In libreria
Dalai Lama, Parole dal Cuore, pag. 192, £. 28.500, un prezioso messaggio di fiducia e speranza costituisce il nucleo di queste "lezioni", tenute dal Dalai Lama a New York. Concetti semplici e chiari che scaturiscono dal cuore di Sua Santità e raggiungono direttamente quello del lettore. Parole che indicano nell'apertura mentale e nell'assenza di pregiudizi la via per raggiungere la serenità interiore e la pace nel mondo. Abituati come siamo a tendere unicamente al nostro benessere individuale ci dimentichiamo che non solo la felicità, ma la nostra stessa esistenza dipendono dalla cooperazione di un infinito numero di persone. I problemi nascono quando si nega tale interdipendenza globale e si traccia una linea di demarcazione tra "noi" e "loro". Questa è la causa di ingiustizie sociali, guerre, degrado ambientale e anche dell’incapacità di sperimentare nella vita quotidiana l'amore e l'amicizia, ricchezze alla portata di tutti coloro in grado di aprire la mente e il cuore alla calma interiore e alla compassione. Oggi più che mai attuali, le parole del Dalai Lama ci aiutano a comprendere come l'"altro" non sia una minaccia ai nostri valori o un nemico da sconfiggere, ma un’occasione di confronto e di crescita.
Tulku Thondup, L’Arte di Curarsi con la Mente, pag. 243, £. 29.000, uno dei testi più chiari ed esaurienti per conoscere le tecniche di guarigione buddiste in rapporto con le pratiche meditative e spirituali. Rivelandoci i metodi pratici e concreti con cui la tradizione tibetana affronta il problema della salute sia fisica sia mentale, Tulku Thondup conduce anche il lettore attraverso alcuni degli aspetti principali della civiltà e della tradizione del Tibet.
Tenzin Chödrak, Il Palazzo degli Arcobaleni, pag. 382, £. 28.500.
Un libro esemplare che degnamente celebra i due anni della collana "Tibet", e il suo coerente impegno a far conoscere al pubblico italiano i molteplici aspetti della civiltà del Tibet. Questo "Palazzo degli Arcobaleni" è l'autobiografia di Tenzin Chödrak, uno dei medici personali del Dalai Lama e oggi uno dei più importanti medici tibetani viventi. Il Tibet tradizionale, la scienza medica tibetana e il difficile apprendistato degli aspiranti dottori, la brutale invasione cinese, l'odissea dei prigionieri politici, la liberazione e la fuga in India. Avvincente come un romanzo, questo saggio rappresenta una preziosa occasione per conoscere dall'interno aspetti fondamentali della cultura e della società tibetane.
Nella stessa collana:
Dalai Lama, La Mia Terra sul Tetto del Mondo
Palden Gyatso (con Tsering Shakya), Il Fuoco Sotto la Neve, pag. 255, Lire 28.500
Dalai Lama, La Libertà nell’Esilio, pag. 309, Lire 16.000
Dalai Lama, La Mia Terra la Mia Gente, pag. 240, Lire 28.500
Ama Adhe (con Joy Blakeslee), La Voce Che Ricorda, pag. 285, Lire 29.500
Gilles Van Grasdorff (con Edgar Tag), Panchen Lama – Ostaggio di Pechino, pag. 242, Lire 29.500
Piero Verni, Il Tibet nel Cuore, pag. 290, Lire 29.500
Chögyam Trungpa, Nato in Tibet, pag. 287, Lire 29.500
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