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PECHINO:
IL DALAI LAMA NON MERITA IL TITOLO DI “CAPO RELIGIOSO”
Pechino,
16 settembre 2006. (Phayul
– Xinhua)
L’agenzia di stato Xinhua ha pubblicato la versione cinese dell’intervista
rilasciata lo scorso mese di agosto al settimanale tedesco Der Spiegel da Zhang
Qingli, segretario del Partito nella regione Autonoma Tibetana. Zhang ha dichiarato
che il XIV Dalai Lama è indubbiamente stato il leader religioso dei tibetani
prima della sua fuga dal Tibet nel 1959, ma che il suo attuale comportamento
lo rende “indegno del titolo di capo religioso”. Ha inoltre affermato
che il Tibet è la provincia dove il Dalai Lama è nato ma non la
sua patria. “Come può esserlo dal momento che non la ama?”,
ha chiesto citando un antico proverbio cinese che recita, tra l’altro:
“Un figlio non dirà mai che sua madre è brutta”.
Zhang ha dichiarato che il Dalai Lama ha compiuto 312 “visite ufficiali”
in diversi paesi e regioni, una media di circa sei visite l’anno, allo
scopo di “allearsi” con forze anticinesi e pubblicizzare le sue
velleità separatiste, “ben lontane dalla pratica della religione”.
“Non riesco a capire perché gli sia stato conferito il Premio Nobel
per la Pace”- ha proseguito - “Quale pace ha portato nel mondo?”
Ha altresì affermato che, al momento del riconoscimento del prossimo
Dalai Lama, il governo centrale si atterrà al tradizionale sistema tibetano
dell’estrazione del nome dall’urna d’oro. Ha ribadito che
i tibetani e le comunità monastiche sono totalmente liberi di professare
il loro credo religioso ma che in Cina le attività religiose devono sottostare
alla legge e non sono tollerate interferenze straniere. A conclusione dell’intervista,
Zhang Qingli ha dichiarato che, attraverso il cosiddetto Approccio della Via
di Mezzo, il Dalai Lama chiede in realtà l’indipendenza del Tibet
o spera di ottenere un “Grande Tibet” con un’autonomia superiore
a quella di Hong Kong o Macao.
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