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MEMBRI
DELLA COMUNITÀ TIBETANA IN ITALIA INVADONO L’AMBASCIATA CINESE
A ROMA
Roma 21 febbraio 2006 (Bodgyalo Italia)
Membri
della Comunità Tibetana in Italia oggi, nel corso del mattino, hanno
invaso l’Ambasciata Cinese a Roma. I manifestanti hanno varcato il confine
dell’area cinese nonostante la presenza delle forze dell’ordine.
La manifestazione si è svolta in via Largo Equador, zona assegnata dalla
Questura romana, molto vicina all’Ambasciata Cinese. Una pioggia battente
ha scoraggiato la presenza dei media e dei sostenitori locali, ma i Tibetani
non si sono fatti scoraggiare né dalla pioggia né dalla presenza
delle forze dell’ordine.
La protesta è iniziata con un discorso incoraggiante e di grande ispirazione del signor Kalsang Phuntsok Godrukpa, seguito da un minuto di silenzio in onore dei valorosi martiri tibetani ammazzati dal brutale regime cinese. La protesta è continuata con la recitazione di preghiere e grida di slogan contro le atrocità commesse dal governo cinese. Lentamente, poi, si sono avvicinati all’ingresso dell’Ambasciata Cinese riuscendo con coraggio a varcare il confine sotto gli occhi attoniti di alcuni ufficiali cinesi e della polizia italiana. Dopo alcuni tentativi di bloccare i manifestanti le forze dell’ordine hanno ceduto all’insistenza dei dimostranti che sventolavano la bandiera tibetana dentro l’ambasciata. Sono riusciti in seguito a lanciare una enorme bandiera tibetana su un auto di un ufficiale cinese che stava uscendo in quel momento e hanno continuato a gridare slogans per circa mezz’ora prima che la sicurezza riuscisse a richiudere i cancelli. La protesta si è conclusa con il canto dell’Inno nazionale Tibetano proprio davanti all’ambasciata .
La protesta di questa mattina si è svolta in appoggio e in concomitanza con lo sciopero della fame di tre tibetani a Torino, che stanno manifestando dal giorno in cui sono iniziate le olimpiadi invernali. Il venerabile Geshe Palde Gyatso, ex prigioniero politico, Sonam Wangdue, presidente del RTYC di Dharamsala, e Tamdin Chomphel, vice presidente della Comunità Tibetana in Italia, hanno iniziato lo sciopero della fame ad oltranza per protestare contro l’assegnazione dei Giochi Olimpici in Cina del 2008 e per l’urgente bisogno di miglioramento dei diritti umani dei Tibetani. Chiedono anche la liberazione di Panchen Lama, il primo bambino prigioniero politico e di tutti i prigionieri, come il venerabile Tenzin Delek.
Questa
è stata la prima volta che la Comunità Tibetana ha varcato i cancelli
dell’ambasciata cinese e prelude ad altre drammatiche manifestazioni che
non finiranno finché la Cina non riconsidererà seriamente la questione
tibetana.
TIBET LIBERO
Comunità
Tibetana in Italia
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