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PECHINO:
LA FIACCOLA OLIMPICA IN TIBET E A TAIWAN
Pechino, 26 aprile
2007. Nel corso di una cerimonia alla quale hanno preso parte alcuni alti
dirigenti del Partito comunista e del Comitato Olimpico Internazionale, gli
organizzatori dei Giochi del 2008 hanno annunciato che la staffetta che porterà
la fiaccola olimpica a Pechino sarà la più lunga della storia delle Olimpiadi e
percorrerà cinque continenti, sostando anche in Tibet e a Taiwan. “La fiaccola
percorrerà 85.000 miglia nell’arco di 130 giorni e raggiungerà la cima del monte
Everest”, ha dichiarato Liu Qi, presidente del Comitato organizzatore.
Consentendo a Pechino di far transitare la fiaccola attraverso il territorio tibetano fino alla sommità dell’Everest, il CIO ha fornito alla Cina un’ulteriore opportunità di affermare la propria sovranità sul Tibet. Ma i vertici del Comitato Olimpico hanno preso le distanze da ogni considerazione politica. Al termine della cerimonia, il Presidente Jacques Rogge, si è limitato a dichiarare che quello dei tedofori sarà “un percorso di armonia, che porterà amicizia e rispetto tra persone di diversa nazionalità, razza e credo religioso”. Hein Verbruggen, presidente del gruppo di coordinamento del Comitato Olimpico presso gli organizzatori dei Giochi, ha asserito di non essere sorpreso dalle manifestazioni di protesta dei tibetani e dei loro sostenitori: “Ci saranno senz’altro altre manifestazioni”, – ha laconicamente affermato – “lo sappiamo, ma non vogliamo che il CIO sia coinvolto in alcuna questione politica”.
Da parte cinese, il portavoce del Ministero degli Esteri Liu Jianchao ha dichiarato che la politica deve essere lasciata fuori dai Giochi e si è detto certo che Pechino gode del sostegno del paese e della comunità internazionale.
Frutto di un compromesso l’inclusione di Taiwan tra le tappe della staffetta olimpica. La fiaccola arriverà infatti a Taipei da Ho Chi Min City e proseguirà per Hong Kong, che è parte della Cina ma che, per ragioni storiche, ha un proprio Comitato Olimpico. Il percorso così concordato consentirà a Taiwan di considerarsi all’interno di un percorso internazionale e, al contempo, permetterà alla Cina di eludere o rendere alquanto fumosa la questione dell’appartenenza dell’isola al contesto nazionale o internazionale.
Lasciata la Grecia, la fiaccola olimpica toccherà, tra le altre tappe, Parigi, Buenos Ayres, Dar El Salaam, Islamabad e Pyongyang, la capitale della Corea del nord.