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PROSEGUE LA "MARCIA VERSO IL TIBET"
fonte: Phayul
13 maggio – La perdita di una giovane vita.
La Marcia è stata purtroppo funestata dalla perdita di una giovane vita. Pema Tashi, diciotto anni, nato nello stato dell’Arunachal Pradesh da genitori non tibetani ma dal 2000 novizio presso il monastero di Sera Mae, nel Karanataka, è deceduto in seguito ad uno sfortunato incidente: mentre nuotava nelle acque del fiume Kosi, a Kakri Ghat, ha picchiato violentemente la testa contro una roccia procurandosi gravissime lesioni cerebrali. Trasportato all’ospedale di Almora, è spirato il 10 maggio.
Pema, che non aveva esitato ad unirsi al gruppo dei marciatori, pochi giorni prima di morire aveva confidato ad un amico: “Il Tibet mi ha dato moltissimo e desidero a mia volta contribuire alla causa, se necessario anche con la mia stessa vita”. (Fonte: Phayul)
9 maggio – Dopo Nainital
Dopo una sosta di due giorni a Nainital (1900 metri d’altitudine, nello stato dell’Uttarakhand), i marciatori hanno ripreso il loro cammino con rinnovate energie. Al gruppo si sono aggiunti altri 48 tibetani. I 313 marciatori sono partiti alle 7 del mattino e, dopo una sosta nel villaggio di Kainchi si sono diretti verso Almora. Durante la loro permanenza a Nainital hanno partecipato a una veglia di preghiera organizzata dalla locale comunità tibetana e hanno ricevuto indicazioni e orientamenti sull’applicazione della non violenza. Nel corso di una conferenza stampa, i coordinatori della Marcia, Lobsang Yeshi e il presidente dei Students for a Free Tibet – India, Tenzin Choeying, hanno risposto alle domande dei giornalisti e informato i media sul loro programma. “Più ci avviciniamo al Tibet, più cresce la nostra determinazione a varcare il confine e unirci ai nostri fratelli e sorelle per protestare, uniti, contro la brutale occupazione del Tibet”: queste le parole di Tsewan Rigzin, presidente del Tibetan Youth Congress, a testimonianza della volontà e dello spirito che sorregge i marciatori. (fonte: Phayul)