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MANIFESTAZIONI A KATHMANDU: ARRESTATE 567 TIBETANE
Kathmandu, 12 maggio 2008
Proseguono in Nepal le manifestazioni anticinesi. Il 10 maggio, sessantesimo giorno dall’inizio delle proteste, duecento tibetani hanno dimostrato di fronte al consolato cinese di Kathmandu. In quindici si sono incatenati l’uno all’altro all’altezza della cintura: per arrestarli la polizia ha dovuto tagliare le catene con le cesoie. Due uomini e una ragazza sono portati via ancora incatenati. Fino all’ultimo hanno continuato a gridare “fermate le uccisioni in Tibet” e “lunga vita al Dalai Lama”.
Il pomeriggio del giorno 11 maggio, migliaia di anziane donne tibetane sono scese nelle vie della capitale nepalese per partecipare all’”Appello alla Marcia Silenziosa di Tutte le Donne”. Sulla strada per Thamel la polizia le ha fermate: 567 donne, di cui molte di età superiore ai sessant’anni, sono state arrestate. Alcune tibetane sono state malmenate dalle poliziotte. “Come può la polizia trattare così delle donne anziane? È una vergogna per il governo nepalese!” - ha dichiarato una testimone oculare.
Nello stesso momento, a Bouda, la polizia arrestava 200 donne e altre 50 venivano fermate nei pressi del consolato cinese. Solo 200 tibetane, tra le quali diverse monache, sono riuscite a raggiungere Thamel e ad effettuare la “Marcia Silenziosa”.
Lunedì 12 maggio il governo cinese ha espresso il proprio disappunto per l’incapacità delle autorità nepalesi ad avere ragione dei manifestanti tibetani. L’ambasciatore cinese in Nepal ha invitato il governo di Kathmandu a rispettare i propri impegni e a infliggere severe ed esemplari punizioni ai “separatisti per l’indipendenza”. Ha inoltre accusato alcune agenzie ONU e alcuni gruppi operanti nel settore dei diritti umani di fomentare le proteste. “Sono presenti ad ogni manifestazione” – si è lamentato l’ambasciatore – “mi chiedo quale sia il vero scopo della loro presenza in Nepal”.