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LA FIACCOLA OLIMPICA A LHASA. LIBERATI 1157 TIBETANI

Lhasa, 21 Giugno 2008

 

Il passaggio della fiaccola olimpica attraverso le strade di Lhasa si è svolto senza incidenti tra imponenti misure di sicurezza. Gli undici chilometri del percorso sono stati coperti dai tedofori (il primo a partire è stato un anziano atleta tibetano) in un paio d'ore. James Reynolds, corrispondente da Pechino della BBC, era tra i cinquanta giornalisti eccezionalmente invitati a presenziare all'evento. Così racconta lo svolgersi della manifestazione:

"La fiaccola olimpica è arrivata a Lhasa ed è ripartita: tutto si è svolto in due ore.
Faccio parte del gruppo di giornalisti invitati dal governo cinese ad assistere all'evento. Dopo le proteste del mese di marzo, il Tibet è chiuso agli stranieri, ma il governo ha fatto un'eccezione per il passaggio della torcia.
Ecco come è andata...

Questa mattina presto siamo stati trasferiti in auto dal nostro albergo al palazzo del Norbulinka, punto di partenza della fiaccola. Abbiamo percorso strade deserte e superato almeno una mezza dozzina di posti di blocco.
Alla gente comune era stato detto di rimanere in casa. Poteva uscire per applaudire il passaggio della torcia solo chi aveva ricevuto uno speciale permesso.
La staffetta è arrivata a Lhasa dopo soli tre mesi dalle drammatiche proteste di marzo ed evidentemente il governo non ha voluto correre il rischio di perdere il controllo della situazione per la seconda volta in un anno.

Siamo stati scortati fino al palazzo del Norbulinka dove abbiamo atteso l'inizio della cerimonia d'apertura. Gruppi di studenti erano stati incaricati di fungere da "cheerleader": alcuni erano tibetani ma ne abbiamo sentiti molti parlare tra loro in lingua cinese.
La cerimonia è iniziata alle 9. Nelle ultime settimane ne ho viste parecchie e si svolgono tutte secondo modalità prestabilite: un discorso, un momento di silenzio per le vittime del terremoto del mese scorso in Sichuan, la consegna della torcia al primo tedoforo che parte correndo sul tappeto rosso mentre gli studenti applaudono.

Quando la fiaccola è uscita dalla nostra visuale ci è stato detto di aspettare - non ci era stato dato il permesso di seguirla per le vie di Lhasa. Un cordone di soldati fermava chi avesse voluto camminare per le vie, completamente deserte, della città. Alcuni hanno coperto con le mani gli obiettivi delle nostre telecamere per impedirci di filmare.
La successiva e ultima tappa è stato il Potala, l'edificio mozzafiato, antica residenza dei Dalai Lama, che domina Lhasa. Ancora strade vuote, negozi chiusi e un elevatissimo numero di soldati: ho smesso di cercare di contarli.

Arrivati alla piazza di fronte al Potala c'è stata una breve attesa. Gruppi di "cheerleader", accuratamente selezionati e muniti di permesso, erano seduti per terra. Poco dopo, i funzionari tibetani di più alto grado hanno fatto il loro ingresso nella piazza e si sono diretti verso il podio allestito per l'occasione, camminando lentamente e rispondendo all'educato applauso delle altre personalità.
Poco prima delle 11 è arrivato l'ultimo tedoforo. La folla non si è mossa fino a quando uno speaker non ha detto di applaudire. Lo hanno fatto, ma gli applausi non erano particolarmente scroscianti (al confronto, gli applausi che hanno accolto la fiaccola ad Hong Kong, lo scorso mese di maggio, si potrebbero definire quasi assordanti).

Un funzionario ha tenuto un discorso. Poi, la fiaccola è stata portata via. È andata così. Alle 11 era tutto finito.
Siamo stati riportati al nostro hotel".

LIBERATI 1.157 TIBETANI

Venerdì 20 giugno, nel corso di una conferenza stampa, il vicepresidente della Regione Autonoma, Palma Trily, ha annunciato la liberazione di 1.157 tibetani coinvolti nell'insurrezione del mese di marzo e accusati di reati minori. Ha dichiarato che 953 persone erano state arrestate dalla polizia e che 352 si erano spontaneamente arrese. Sono già state finora pronunciate 41 sentenze. 116 tibetani aspettano ancora di essere processati.

 

 


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