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IL DALAI LAMA: I TIBETANI NON CREDONO PIU' NEL DIALOGO

Nottingham, 25 Maggio 2008

Intervistato dal giornale inglese Financial Times, il Dalai Lama ha ammesso che un numero sempre crescente di tibetani non crede più nell'efficacia della sua strategia politica, volta ad assicurare al Tibet una reale autonomia attraverso il dialogo con le autorità di Pechino. Al giornalista che gli chiedeva se riteneva di essere sul punto di perdere la fiducia dei suoi seguaci, il leader tibetano ha così risposto: "Naturalmente sì. I miei sforzi non hanno portato alcun risultato concreto e, di conseguenza, le critiche stanno diventando sempre più forti". Il Dalai Lama ha però ribadito la sua contrarietà al ricorso ad ogni forma di violenza: "Dobbiamo portare avanti la nostra giusta causa in modo non violento" - ha precisato - "se il ricorso a forme di lotta violente andasse oltre la mia possibilità di controllo, non potrei fare altro che dare le mie dimissioni". "Recentemente, molti tibetani hanno manifestato chiari segnali di frustrazione"- ha riconosciuto il leader tibetano - "sono convinti che un approccio non violento non porti ad alcun risultato".

Circa la sua presenza alle Olimpiadi, la settimana scorsa, a Londra, il Dalai Lama aveva dichiarato che, se invitato, sarebbe stato felice di andare a Pechino ma, aveva specificato, solo se i colloqui con le autorità cinesi avessero consentito qualche miglioramento della situazione all'interno del Tibet. "Dipende tutto dai colloqui" - ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa - "se diventassero qualcosa di concreto, di costruttivo e, allo stesso tempo la situazione all'interno del Tibet migliorasse e si prospettasse qualche tipo di soluzione a lungo termine, allora, se mi invitassero, sarei pronto ad andare". Finora Pechino non ha però ancora diramato alcun invito ufficiale.
Rispondendo alle dichiarazioni rese dal Dalai Lama, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Qin Gang ha così affermato: "Ho sentito ciò che ha detto il Dalai , ma, per quanto ci riguarda, se il Dalai desidera veramente fare qualcosa di positivo per il suo paese e per le Olimpiadi, deve fare gesti concreti, fermare ogni attività volta a dividere la madrepatria, smettere di incitare alla violenza e bloccare ogni gesto che possa danneggiare i Giochi". "Per quanto concerne la prossima tornata di colloqui" - ha aggiunto - "la data non è ancora stata fissata. In questo momento ogni dipartimento si sta adoperando al massimo per prestare i soccorsi ai terremotati".

Il 26 maggio 2008 un portavoce del Comitato Organizzatore dei Giochi di Pechino 2008 ha reso noto che, in seguito al devastante terremoto che ha colpito la provincia del Sichuan il 12 maggio scorso, il percorso della fiaccola olimpica attraverso il Tibet è stato ridotto. La fiaccola sarà a Lhasa un solo giorno, il 18 o il 19 giugno: "Non abbiamo ancora un programma definitivo" - ha fatto sapere il funzionario - "a causa del terremoto abbiamo diversi problemi".
La staffetta olimpica è stata interrotta per tre giorni in segno di lutto. Il passaggio attraverso la provincia del Sichuan è stato posposto dalla metà di giugno all'inizio di agosto.


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