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WEN JIABAO IN INDIA: ONDATA DI MANIFESTAZIONI DEI TIBETANI IN ESILIO

India, 11 aprile 2005. (
Phayul, WTN)

Numerose manifestazioni di protesta hanno preceduto e accompagnato il viaggio in India del Premier cinese Wen Jiabao, arrivato a New Delhi sabato 9 aprile 2005 per una visita ufficiale di quattro giorni. Il giorno 8 aprile, a Bangalore, la città dell’India del Sud considerata la capitale tecnologica del subcontinente, diverse decine di attivisti tibetani membri dell’Associazione “Friends of Tibet-India” e della sezione regionale locale del movimento “Tibetan Youth Congress”, hanno inscenato una dimostrazione silenziosa per protestare contro l’imminente arrivo di Wen, per chiedere il rispetto dei diritti del popolo tibetano e la fine di ogni atrocità all’interno del Tibet occupato.
Precedentemente, il viso coperto da sciarpe rosse recanti la scritta “Memorize 1962” (ricordate il 1962), i tibetani, nel corso di una conferenza stampa, hanno voluto ricordare all’India il passato conflitto con la Cina e si sono dichiarati pronti a sfidare il divieto di assembramento decretato dalla polizia indiana.

Il 9 aprile 2005, a New Delhi, oltre settanta membri del Tibetan Youth Congress hanno raggiunto la sede dell’Ambasciata cinese lanciando slogan e chiedendo l’indipendenza del Tibet. Tra lo sventolio delle bandiere tibetane e alla presenza di molte testate sia giornalistiche sia televisive, i dimostranti hanno distribuito volantini e gridato “Tibet libero” e “via i cinesi dal Tibet”. Contravvenendo, e ci sembra per la prima volta, la richiesta del governo tibetano in esilio di non compiere clamorosi gesti di protesta, una bandiera cinese ed alcuni ritratti di Wen Jiabao sono stati dati alle fiamme proprio di fronte ai cancelli dell’Ambasciata.
Dopo circa una mezz’ora, la polizia indiana è intervenuta duramente caricando i tibetani e spingendoli con la forza sulle camionette. I fermati sono stati trattenuti in custodia presso le stazioni di polizia di Chanakya Puri e, successivamente, portati alla prigione di Tihar.

Ancora a Bangalore, il 10 aprile, eludendo le rigide misure di sicurezza, il tibetano Tenzin Tsundue, segretario generale dell’Associazione “Friends of Tibet – India”, ha raggiunto la torre degli uffici amministrativi del locale Istituto della Scienza, una delle mete della visita del premier cinese. Prima di essere afferrato e portato via dai responsabili della sicurezza, Tenzin è riuscito a far sventolare una bandiera tibetana dall’alto della balconata e a gridare, a più riprese, “Tibet libero” e “Wen Jiabao, non puoi fermarci”.

Altre manifestazioni si sono succedute a Bhopal dove, accanto ai tibetani, è scesa in piazza la popolazione locale. Agitando bandiere e reggendo cartelli e striscioni, la gente ha gridato slogan contro Wen Jiabao ed ha chiesto la fine del genocidio e dell’illegale occupazione del Tibet.

Il giorno 11 aprile 2005, mentre erano in corso i colloqui tra il Primo Ministro indiano Man Mohan Singh e il premier cinese Wen Jiabao, New Delhi era una città blindata, con gli occhi e i fucili della polizia puntati sugli attivisti del Tibetan Youth Congress che, nella capitale, avevano manifestato, il giorno nove, di fronte all’Ambasciata cinese. Le loro linee telefoniche sono state messe sotto controllo e tutte le telefonate in entrata e in uscita capillarmente intercettate.

Photo Gallery (clicca sull'immagine per ingrandirla)
9 aprile, protesta a New Delhi
 
           
 
 
           
8 e 9 aprile, protesta a Bangalore
 
           
11 aprile, protesta a Bhopal
         
           

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