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L’INDIA
RIAFFERMA L’APPARTENENZA ALLA CINA DELLA REGIONE AUTONOMA TIBETANA
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| Wen
con il premier indiano |
New Delhi, 12 aprile 2005. (Phayul)
In un comunicato
congiunto rilasciato al termine dei colloqui tra il Premier cinese Wen Jiabao,
in visita in India, e il Primo Ministro indiano Manmohan Singh, il governo
di New Delhi afferma “che la regione Autonoma Tibetana è parte
del territorio della Repubblica Popolare Cinese e che non consentirà
ai tibetani in India di svolgere alcuna attività politica anticinese”.
“Da parte indiana”, recita il documento, “si ricorda che
l’India è stata tra i primi paesi a riconoscere che vi è
una sola Cina e tale politica rimane invariata”.
In cambio, la Cina riconosce che lo stato del Sikkim è parte della
Repubblica indiana ed “esprime il suo apprezzamento per la posizione
della controparte”. E’ inoltre ribadito l’utilizzo del Passo
Nathula per gli scambi commerciali “tra la Regione Autonoma Tibetana,
parte della Repubblica Popolare Cinese, e lo stato del Sikkim, parte della
Repubblica Indiana”.
L’India riconobbe per la prima volta l’appartenenza del Tibet alla Cina nel 2003, durante la visita a Pechino dell’allora Primo Ministro Atal Behari Vajpayee.
Il contenuto della dichiarazione congiunta era, purtroppo, nell’aria. In un comunicato stampa, il Tibetan Youth Congress afferma: “Oggi, mentre il Premier Wen Jiabao e il Primo Ministro Man Mohan Singh reciprocamente definiscono e si scambiano le nuove carte geografiche, il mondo deve capire che anche il Tibet, assieme ad un’ingente mole d’affari, è parte di queste transazioni. Wen Jiabao vende all’India il sogno della collaborazione con la Cina e la prospettiva di diventare il prossimo gigante nel settore dell’alta tecnologia. E, per la realizzazione di questo stesso sogno, anche il Tibet è venduto”.
“Il succedersi degli eventi di questi ultimi giorni, a cominciare dagli arresti dei leader del TYC a Bangalore prima della visita di Wen, fino alle ingenti misure di sicurezza adottate a New Delhi, sono un chiaro messaggio per i tibetani: l’attesa e la speranza per una soluzione negoziale della questione tibetana e l’aiuto da parte di altre nazioni non sono vie percorribili. Anche l’India, come molti altri stati, non vuole dispiacere alla Cina”.
“I tibetani devono battersi per la loro causa da soli. Devono farsi sentire e adoperarsi con ogni mezzo affinché il Tibet figuri nell’agenda di ogni nazione che si appresta a intrattenere un dialogo con la Cina. Noi faremo certamente sentire alta la nostra voce nelle sedi opportune”.
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