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PRESENTATO
A CANNES UN NUOVO DOCUMENTARIO SUL TIBET
Cannes, 16 maggio 2004.
E’ stato proiettato fuori concorso al Festival cinematografico di Cannes
il documentario canadese “Cosa resta di noi”, diretto da François
Prévost e Hugo Latulippe. Nel filmato, Kalsang Dolma, una giovane tibetana
rifugiata in Canada negli anni ’80, torna in Tibet portando con sé
una videocassetta in cui è registrato un messaggio del Dalai Lama ai
suoi compatrioti. Le immagini mostrano le reazioni dei tibetani, nelle case,
nei templi o nelle tende dei nomadi, alle parole del loro venerato capo spirituale
e ne catturano le parole e i commenti. In occasione della proiezione, a Cannes
come a Toronto, sono state adottate speciali misure di sicurezza per evitare
che alcune sequenze potessero in qualche modo essere riprese e portate fuori
dalla sala mettendo a repentaglio la vita dei coraggiosi tibetani che hanno
accettato di farsi filmare. Girato nascostamente tra il 1996 e il 2004 con una
piccola telecamera digitale, “Cosa resta di noi” porta lo spettatore
nel cuore della tragedia che per oltre mezzo secolo si è consumata all’interno
della società tibetana. Il film tocca lo scottante problema delle responsabilità
individuali e collettive nei confronti di tre generazioni di tibetani che, malgrado
le vessazioni subite, non hanno mai fatto ricorso alla violenza. “Stiamo
assistendo alla scomparsa di una cultura” – afferma François
Prévost – “ma le nazioni non vogliono confrontarsi con la
Cina su questo problema privilegiando i buoni rapporti economici. E’ un
problema enorme di cui non si parla abbastanza”.
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