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LA
MORTE DI ZHAO ZIYANG, IL RIFORMISTA
Pechino,
17 gennaio 2005.
Si è spento a Pechino, all’età di ottantacinque anni, Zhao
Ziyang, ex segretario generale del Partito Comunista Cinese, allontanato dalla
sua carica e costretto agli arresti domiciliari dal 1989, quando, all’epoca
dei fatti di Tienanmen, raggiunse gli studenti sulla piazza dimostrando loro
la propria solidarietà. Temendo l’imminente, sanguinosa repressione,
con le lacrime agli occhi, li supplicò di por fine alla loro protesta.
Nato nella provincia dello Henan, nella Cina centrale, nel 1919, Zhao fu eletto
segretario della provincia del Guandong nel 1960. Caduto in disgrazia durante
il periodo della Rivoluzione Culturale per le sue idee riformiste, fu riabilitato
da Chu Enlai nel 1973 e nominato governatore della provincia del Sichuan. Distintosi
per i risultati del suo lavoro, per volere di Den Xiaoping fu chiamato, nel
1979, a far parte del Politburo. Nel 1980 divenne primo ministro e, a seguire,
segretario generale del Partito. Con l’introduzione di importanti riforme
di mercato, migliorò la situazione in campo industriale ed agricolo,
cercò di combattere la corruzione e di snellire la burocrazia. Ai tempi
delle proteste del 1989, l’attuale premier Wen Jiabao era tra i suoi stretti
collaboratori. Espulso dal Partito e volutamente dimenticato dal regime, Zhao
Ziyang pagò con la più totale solitudine l’ultimo periodo
della sua vita.
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