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PARLAMENTO EUROPEO: NO ALLA FINE DELL’EMBARGO SULLA VENDITA DI ARMI ALLA CINA

Strasburgo, 18 novembre 2004. (TCHRD)

A grandissima maggioranza, il Parlamento Europeo, riunito nella sessione di Strasburgo, si è espresso contro la fine dell’embargo sulla vendita di armi alla Cina. Contro la fine dell’embargo hanno votato 572 parlamentari. Settantadue i voti favorevoli.

La misura era stata adottata all’indomani della violenta repressione delle proteste di Piazza Tienanmen, nel 1989. Nell’arco dell’ultimo anno, Francia e Germania avevano ripetutamente chiesto e caldeggiato la fine del bando alla vendita di armi definito da Pechino “una reliquia della guerra fredda”.

Raoul Romeva, “Special Rapporteur” dell’Unione Europea sul Codice di Comportamento dell’Unione circa la Vendita di Armi, ha affermato che esistono almeno tre valide ragioni per il mantenimento dell’embargo. Anzitutto, la situazione dei diritti umani in Cina e all’interno del Tibet non è migliorata in modo significativo; in secondo luogo, continua nel paese l’applicazione della pena di morte, con un totale di oltre diecimila esecuzioni capitali l’anno, spesso al termine di processi che mancano dei requisiti minimi di legalità previsti dal diritto internazionale; permangono, infine, ragioni di sicurezza a livello regionale e “tensioni” nell’area del Mar Cinese Meridionale.

Il documento approvato, invita “il Consiglio e gli Stati Membri a mantenere l’embargo sulla vendita di armi alla Repubblica Popolare Cinese e a non ridurre le limitazioni esistenti a livello nazionale; ritiene che l’embargo debba essere mantenuto fino a quando l’UE non avrà adottato sull’argomento un codice di comportamento vincolante e fino a quando la Cina non avrà intrapreso passi concreti per il miglioramento dei diritti umani, ratificando, tra l’altro, la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti Civili e Politici e pienamente rispettando i diritti delle minoranze”.

Malgrado la chiara presa di posizione dell’UE, permangono tra gli stati membri differenti posizioni. Bernard Bot, Ministro degli esteri olandese e attuale presidente del Consiglio dell’Unione, ha affermato che nessuna decisione definitiva sarà presa prima del summit UE – Cina, previsto per il giorno 8 dicembre 2004 a Le Hague.

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