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UNA
SETTIMANA DI FALSA PROPAGANDA CINESE IN ITALIA
20
SETTEMBRE 2005
Nella loro
consolidata abitudine di dire bugie al mondo affermando che la cultura Tibetana
è preservata e i Tibetani vivono felicemente sotto il regime cinese,
il governo Cinese, con il supporto della Fondazione Italia-Cina, ha organizzato
in Italia una settimana di propaganda e disinformazione sulla reale situazione
del Tibet celebrando il quarantesimo anniversario della costituzione della cosiddetta
regione autonoma tibetana sotto la Cina. La propaganda dice che il Tibet gode
di autonomia politica ed economica da 40 anni. La verità è che
il Tibet è un paese occupato dalla Cina da ormai 50 anni, occupazione
che ha provocato un genocidio umano, culturale e ambientale di vaste proporzioni.
I Tibetani, quindi, non hanno niente da celebrare ma condannano 50 anni di repressione
e violazione della libertà politica, sociale e religiosa. La comunità
Tibetana in Italia, in collaborazione con l’Associazione Italia-Tibet
e la Campagna di solidarietà con il popolo tibetano, ha seguito la delegazione
cinese in tutti i luoghi della propaganda per protestare contro l’occupazione
illegale del Tibet. Dopo forti proteste nei due precedenti spettacoli che si
sono svolti nelle due grandi città industriali del nord, Bergamo e Milano,
la Comunità Tibetana in Italia ha continuato la protesta a Roma, dove
si è svolta l’ultima tappa dello spettacolo propagandistico cinese.
Venerdì 16 settembre molti tibetani e alcuni gruppi di supporto al Tibet
si sono radunati davanti al Teatro Argentina di Roma con le bandiere nazionali
tibetane, distribuendo volantini che spiegavano la reale situazione politica
del Tibet e inneggiando slogan contro l’occupazione illegale. Intanto
all’interno del teatro un attivista tibetano interrompeva il discorso
di apertura del presidente della Fondazione Italia-Cina, Cesare Romiti, e dell’ambasciatore
cinese urlando “Tibet libero” e condannando l’indegno commercio
con la Cina. Sabato 17 settembre alcuni tibetani sono riusciti ad entrare all’interno
del teatro come spettatori nascondendo con sé bandiere nazionali tibetane.
All’inizio lo spettacolo si è svolto senza problemi, ma presto
una donna tibetana in lacrime ha urlato che tutto l’evento era manipolato
in favore del governo cinese. A questo punto molti spettatori hanno solidarizzato
con la donna tibetana abbandonando il teatro e stringendole la mano. Il teatro
è diventato quasi per metà vuoto, mentre gli addetti alla sicurezza
cacciavano via la donna tibetana. Dopo queste agitazioni lo spettacolo è
continuato ma durante l’intervallo un uomo tibetano è saltato all’improvviso
sul palco mostrando la bandiera nazionale tibetana. Ha urlato che il governo
cinese sta ingannando gli italiani e che il Tibet non gode di autonomia ma è
un paese occupato. Nello stesso momento in diversi punti della platea altri
attivisti tibetani hanno mostrato la bandiera nazionale gridando “Tibet
libero”. Molti spettatori hanno applaudito unendosi agli slogan. Alcuni
spettatori non hanno potuto trattenere le lacrime e molti hanno condannato gli
organizzatori italiani per aver ospitato nella capitale durante la “Notte
Bianca”, evento dedicato alla cultura e alla solidarietà, un simile
spettacolo politicizzato e tanto grottesco. Almeno in Italia questa settimana
di falsa propaganda cinese è fallita. Questo è stato chiaramente
visibile dalle facce tese dei rappresentanti cinesi presenti, dall’esagerato
servizio di sicurezza, ma molto di più dalle persone che numerose hanno
boicottato lo spettacolo in segno di protesta.
La
Comunità Tibetana in Italia
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