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LA
CINA TEME DISORDINI SOCIALI A CAUSA DEL DIVARIO TRA RICCHI E POVERI
Pechino, 21 settembre 2005.
L’agenzia New China e il Peoples Daily, il maggior organo di stampa del
Partito Comunista, hanno diffuso la notizia che il problema della dilagante
instabilità sociale legata al crescente divario tra ricchi e poveri è
oggetto di preoccupata attenzione da parte delle più alte cariche dello
stato. Il benessere di alcune grandi città, quali ad esempio Shanghai,
e l’indigenza delle zone rurali che i contadini cinesi abbandonano in
massa alla ricerca di un lavoro più remunerativo nelle aree urbane, si
va sempre più evidenziando: sommosse popolari ed altre forme di protesta
sono ormai all’ordine del giorno in cittadine e villaggi dell’intera
Cina e le autorità ritengono che la situazione possa degenerare fino
raggiungere livelli incontrollabili. Stando ai dati forniti dallo stesso ministro
per la Pubblica Sicurezza, nella sola prima metà dell’anno in corso
si sono verificati in Cina ben 1083 attacchi alle forze dell’ordine: ventitre
poliziotti sono morti e quasi duemila sono rimasti feriti. Fin dallo scorso
anno, il Presidente Hu Jintao e il Premier Wen Jiabao hanno ripetutamente fatto
appello, nei loro discorsi, all’ “armonia e alla stabilità
sociale” ma il crescente malcontento, che i commentatori cinesi attribuiscono
alla disparità economica più che a motivi politici, ha indotto
la dirigenza di Pechino a considerare più seriamente il problema. Secondo
un recente studio condotto da analisti di area governativa, i rapidi cambiamenti
sociali seguiti alle riforme politiche iniziate negli anni ’80 hanno portato
ad una disomogenea distribuzione della ricchezza, spesso accentuata dalla collusione
tra i quadri del partito e l’imprenditoria privata. Le proteste dei cittadini
cinesi denunciano sempre più frequentemente la corruzione e l’alleanza
tra la politica il privato.
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