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SOLDATI
CINESI APRONO IL FUOCO SU TIBETANI IN FUGA
Kathmandu, 24 settembre 2005.
Un gruppo di cinquantuno tibetani in fuga dal loro paese sono stati circondati
da una trentina di soldati cinesi presso la località di Dhingri, nella
prefettura di Shigatse, e fatti oggetto di una sparatoria. Solamente tre sono
riusciti a fuggire; tutti gli altri sono stati catturati e non si hanno loro
notizie. Tra loro, persone di diversa età, compresi alcuni minori, e
provenienza. Secondo quanto riferito da Radio Free Asia, tra i militari figuravano
anche alcuni tibetani. Uno degli scampati alla cattura ha dichiarato: “Parlavano
in tibetano e ci gridavano che se avessimo cercato di fuggire saremmo stati
uccisi. Ma non c’era modo di scappare: non c’erano alberi o rocce
dove nascondersi, solo sterpaglia ed erba”. I tre fuggitivi sono stati
prelevati all’aeroporto di Solokumbu dagli operatori del Commissariato
per i Rifugiati delle Nazioni Unite e portati in salvo a Kathmandu.
Sempre più difficile la situazione degli esuli tibetani in Nepal dove
rimane chiuso l’Ufficio di Rappresentanza del Dalai Lama e dove i profughi,
soggetti a crescenti restrizioni, vivono nella costante minaccia di essere rispediti
oltre frontiera. Il 7 settembre 2005 il Governo Tibetano in Esilio ha reso noto
che gli Stati Uniti, sulla base di un progetto attualmente in discussione al
Congresso, hanno fatto sapere al Dalai Lama di essere disposti ad accogliere
una parte dei tibetani residenti in Nepal. Se approvato, questo particolare
programma di ricollocamento consentirebbe l’ingresso negli USA dei rifugiati
più a rischio.
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