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PECHINO NEGA AL TIBET L'AUTONOMIA "STILE HONG KONG"

Pechino, 25 maggio 2004. (AsiaNews/Xinhua)
Il Dalai Lama aveva chiesto a più riprese una struttura autonoma come Hong Kong e Macao.
Il governo cinese ha bollato l’indipendenza del Tibet invocata dal Dalai Lama come “totalmente insostenibile”, sollecitando il leader spirituale a “desistere realmente” dal proposito di estendere alla regione la politica di “un paese, due sistemi” applicata a Hong Kong e Macao.

Un “libro bianco” di 30 pagine rilasciato dall’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato intitolato “Autonomia Etnica Regionale in Tibet” difende la politica di Pechino sulla regione, rifiutando le proposte di autonomia avanzate dal Dalai Lama. Secondo il documento, la situazione del Tibet è completamente diversa da quella di Hong Kong e Macao, oggetto della passata “aggressione imperialista contro la Cina”: “Il governo centrale ha sempre esercitato un’effettiva sovranità sulla regione (il Tibet). Pertanto, la questione di riprendere la sovranità non esiste, né esiste la possibilità di applicare un diverso sistema sociale (come a Hong Kong e Macao)”. Elencando i dati a supporto delle tesi enunciate, la posizione del governo cinese è definita garante dei “fondamentali interessi della popolazione tibetana”: “Con l’applicazione dell’Autonomia Etnica Regionale, il popolo tibetano gode pienamente del diritto politico dell’autonomia, ha pieni poteri decisionali per lo sviluppo economico e sociale, ha libertà di ereditare e sviluppare le proprie tradizioni e di praticare il credo religioso”. Nel documento su afferma che, al contrario, sotto il regno del Dalai Lama, “perfino nella prima metà del 20º secolo, il Tibet era una società ben più buia e arretrata dell’Europa medievale”, ma che dopo quasi 40 anni di autonomia etnica regionale “il paese ha registrato una rapida crescita economica e un progresso sociale globale” e i tibetani “sono diventati attori e beneficiari della ricchezza materiale e culturale della società”. A seguire il comunicato recita: “Qualsiasi atto volto a minacciare e cambiare l’Autonomia Etnica Regionale in Tibet è una violazione della costituzione e della legge ed è inaccettabile all’intero popolo cinese, comprese le masse del popolo tibetano”.

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