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PACIFICA PROTESTA DI UN GRUPPO DI TIBETANI AI GIOCHI OLIMPICI DI ATENE

Atene 29 agosto 2004. (Phayul)
Sei giovani tibetani sono stati bloccati dalle forze di sicurezza greche mentre, poche ore prima della cerimonia di chiusura dei Giochi e della consegna della bandiera olimpica al sindaco di Pechino, tentavano di entrare nello stadio principale cantando l’inno nazionale tibetano. I sei attivisti, in rappresentanza del movimento internazionale di sostegno al Tibet (ITSN), hanno dispiegato all’esterno dello stadio una grande bandiera sulla quale spiccavano, al posto dei cinque anelli olimpici, altrettanti fori di pallottole e la scritta “La Cina gioca con i diritti umani”.
La richiesta dei dimostranti di essere ricevuti da un esponente del Comitato Olimpico Internazionale è stata respinta. Wangpo Tethong, uno dei sei tibetani, nel commentare il rude intervento della polizia che ha frugato nelle loro borse e confiscato T-shirts con il logo del movimento, materiale informativo e copie dell’ultimo, circostanziato rapporto di International Campaign for Tibet sulla violazione dei diritti umani in Tibet, ha dichiarato di confidare nella reazione del pubblico, al quale durante lo svolgimento dei Giochi era stato chiesto, con annunci a pagamento sulle pagine di alcuni giornali, di non applaudire la presentazione della Cina nel corso della cerimonia di chiusura. “E’ tipico della crudeltà e della mancanza di senso critico dell’attuale regime di Pechino credere di poter offrire l’immagine di Giochi festosi in un paese che sopprime brutalmente il diritto dei tibetani di determinare il proprio futuro” – ha proseguito Wangpo – “chiedo ai tibetani e ai nostri amici e sostenitori in Cina di cogliere ogni occasione, nei prossimi quattro anni, per far sentire le nostre voci a favore della libertà del Tibet, degli abitanti del Turkestan Orientale e dei sostenitori di una Cina libera e democratica”.


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