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MESSAGGIO DI CONDOGLIANZE DEL DALAI LAMA PER LA MORTE DEL PAPA

Dharamsala, 3 aprile 2005 (DIIR)

Alla notizia della morte di Papa Giovanni Paolo II°, il Dalai Lama ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Stimavo moltissimo Sua Santità Giovanni Paolo II°. Era una persona di grande determinazione e spiritualità per la quale nutrivo profonda ammirazione e rispetto. Ci hanno accomunato la sua esperienza nella Polonia comunista e le mie personali difficoltà con un regime di quel tipo. La prima volta che ci incontrammo fui colpito dal suo atteggiamento molto pratico e aperto e dalla sua visione globale dei problemi. Non ho alcun dubbio che fosse un grande leader spirituale.

Tra noi nacque subito una grande amicizia e questo legame si andò consolidando nel tempo. Mi resi conto che ci trovavamo d’accordo su diverse questioni. Come me, il Papa ha sempre sostenuto che l’uomo ha bisogno di perseguire non solo il benessere economico ma anche quello spirituale. Certo, lo sviluppo economico ci consente di vivere in modo confortevole ma possediamo anche una particolare intelligenza o uno spirito che il solo possesso di beni materiali non riesce a soddisfare. Sia in pubblico, sia nelle nostre conversazioni private, il Papa sottolineava sempre l’importanza dei valori spirituali ed entrambi condividevamo la preoccupazione per la perdita d’interesse delle giovani generazioni nei confronti di tali valori.

Eravamo inoltre completamente d’accordo sull’esigenza di promuovere l’armonia tra le diverse tradizioni religiose. E’ stato un privilegio partecipare, dietro suo invito, ad un evento di grande importanza e significato quale il dialogo interreligioso tenutosi ad Assisi. Quel convegno ha dimostrato alla comunità mondiale che le varie tradizioni religiose possono davvero pregare insieme e mandare un messaggio di speranza.

Ho anche molto apprezzato la missione del Papa di promuovere la pace nel mondo. Nonostante il passare degli anni e il deteriorarsi delle sue condizioni di salute, i continui viaggi per incontrare la gente di ogni parte del mondo per promuovere i valori dell’armonia e dello spirito testimoniano non solo il suo profondo interessamento ma anche il coraggio con il quale si dedicava al compimento della sua opera.

Il Papa aveva molto a cuore le sorti del Tibet. Ovviamente, quale capo di un’istituzione che cerca di stabilire buone relazioni con la Cina e che è seriamente preoccupata per la situazione di milioni di cristiani in Cina, non poteva manifestare il suo pensiero pubblicamente o ufficialmente. Ciononostante, fin dall’inizio della nostra amicizia mi disse, in privato, che capiva perfettamente il problema del Tibet proprio in virtù della sua esperienza con il comunismo in Polonia. Queste parole mi diedero molto coraggio.

Per concludere, vorrei esprimere la mia più profonda ammirazione per il perdono riservato dal Papa al suo attentatore. Questo gesto dimostra, in modo inequivocabile, che Giovanni Paolo II° era un grande praticante spirituale."

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