NEWS


MORTE IN CARCERE DI UN TIBETANO CONDANNATO A VITA

Dharamsala, 4 febbraio 2005. (TCHRD)
Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia ha reso noto di aver appreso da fonte certa che Rinzin Wangyal, 59 anni, è morto il carcere alla fine del 2004. Non si è avuta conferma della sua morte e il corpo non è stato restituito alla famiglia.

Rinzin stava scontando il carcere a vita nella prigione di Pawo Tramo, situata a 250 chilometri a est di Lhasa. Secondo informazioni risalenti al maggio 2004, le sue condizioni di salute erano estremamente precarie a causa delle torture subite durante gli anni di detenzione.

Era stato arrestato dalle forze dell’Ufficio di Pubblica Sicurezza nell’agosto 1995 perché sospettato di far parte di un movimento intenzionato a sabotare i festeggiamenti per il 30° anniversario della proclamazione della Regione Autonoma Tibetana. Nell’ottobre 1997 fu condannato a sedici anni di prigione ma la sua pena fu successivamente tramutata nel carcere a vita perché accusato di aver preso parte alle proteste inscenate dai prigionieri della prigione di Drapchi in occasione della visita di una delegazione delle Nazioni Unite. Com’è ormai tristemente noto, in quella circostanza molti prigionieri furono brutalmente picchiati e confinati in isolamento.

Secondo la documentazione in possesso del Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia, la morte dei prigionieri politici detenuti nelle prigioni e nei centri di detenzione cinesi è causata dalle brutali torture cui sono sottoposti. Dal 1987, il TCHRD ha accertato la morte in carcere di ottantasette prigionieri politici.

Altre notizie

torna su