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PROBABILE COMMUTAZIONE NEL CARCERE A VITA DELLA CONDANNA A MORTE DI TENZIN DELEK RINPOCHE


Amsterdam, 5 gennaio 2005. (ICT)
In una lettera inviata alla signora Tsering Jampa, direttrice della sezione europea di International Campaign for Tibet, il Ministro degli Esteri olandese, nella sua funzione di membro dell’attuale Troika dell’Unione Europea (Lussemburgo, Olanda e UK), ha reso noto le informazioni ricevute da Pechino in merito alla vicenda di Tenzin Delek Rinpoche. Questo il testo della lettera:

“Desidero informarla che l’Unione Europea ha ricevuto ulteriori notizie circa Tenzin Delek Rinpoche. Come lei sa, nell’arco degli ultimi due mesi, l’UE ha sollevato diverse volte il suo caso con le autorità cinesi e, in novembre, abbiamo saputo che la decisione sarebbe stata presa il 26 gennaio 2005. Il 31 dicembre 2004, nel corso di un incontro presso il Ministero degli Esteri cinese, è stato comunicato alla Troika europea, sulla base delle informazioni a quel momento disponibili, che nel corso del periodo di sospensione della pena nessun crimine intenzionale era stato imputato a Tenzin Delek Rinpoche. La Cina ha ribadito che, secondo la legge cinese, ogni condannato a morte con sospensione dell’esecuzione che non commette alcun crimine intenzionale durante il periodo della sospensione ha diritto alla commutazione della pena nel carcere a vita.
Desidero informarla che l’UE non solo ha chiesto alla Cina di non eseguire la condanna a morte, ma continua a chiedere la liberazione di Tenzin Delek”.

Il 30 dicembre 2004, l’agenzia di stato cinese Xinhua aveva annunciato che la sentenza di morte pronunciata nei confronti del monaco tibetano sarebbe stata commutata nel carcere a vita se l’imputato non avesse violato nuovamente la legge durante il periodo di sospensione della pena. Aveva inoltre reso noto che l’Alta Corte del Popolo della Provincia del Sichuan avrebbe riesaminato il caso il 26 gennaio 2005, allo scadere dei due anni di prova vigilata.
Le prime notizie sulla sorte di Tenzin Delek Rinpoche erano trapelate il 13 dicembre 2004. Un funzionario del carcere di Chuanzhong, nella città di Nanchong (Sichuan), aveva dichiarato che il monaco tibetano era vivo e che, in considerazione della buona condotta dell’imputato, la magistratura stava valutando la possibilità di commutare la sentenza di morte in ergastolo o in un “diverso periodo di pena”.

Imponenti, in tutto il mondo, le mobilitazioni a favore di Tenzin Delek. Dall’India agli Stati Uniti, dal Canada all’Europa, si sono succeduti e sono tuttora in corso manifestazioni e proteste. Azioni urgenti e appelli sono stati inviati tramite fax, lettera o e-mail alle autorità cinesi per salvare la vita del monaco tibetano ingiustamente condannato a morte. Le associazioni e i gruppi di sostegno alla causa tibetana si sono attivati congiuntamente, con campagne mirate e coordinate. Il 7 dicembre 2004 anche Amnesty International ha lanciato un’azione urgente per l’annullamento della sentenza e un’equa revisione dell’intero processo. L’Associazione Italia-Tibet ringrazia ancora una volta i soci e tutti coloro che si sono attivati in favore di Tenzin Delek aderendo alla campagna di raccolta firme e all’appello lanciato attraverso le pagine del sito web.


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