NEWS
![]()
L’UE CONTRARIA ALLA REVOCA DELL’EMBARGO SULLA
VENDITA DI ARMI ALLA CINA
Le Hague, 8 dicembre 2004. Nel corso del vertice svoltosi a Le Hague il
giorno 8 dicembre, Unione Europea e Cina hanno deciso di incrementare le
reciproche relazioni. L’Unione Europea ha tuttavia reso noto che non revocherà,
in tempi brevi, l’embargo sulla vendita di armi deciso all’indomani del massacro
di Piazza Tienanmen ed ha subordinato la misura ad un concreto miglioramento
dello standard di rispetto dei diritti umani da parte di Pechino.
Il Primo Ministro olandese Jan Peter Balkenende, il cui paese detiene attualmente il semestre di presidenza dell’UE, ha dichiarato di aver comunicato al premier cinese Wen Jiabao che l’Europa, pur tenendo in considerazione la fine all’embargo, considera ogni decisione in merito impossibile, allo stato attuale, a causa delle continue denunce di casi di violazione dei diritti umani in Cina. Ha inoltre affermato che l’UE si propone di rafforzare il proprio “codice di comportamento” sulla vendita di armi. Il codice obbliga gli stati dell’Unione Europea ad accertarsi che le armi vendute non siano impiegate a scopi di repressione interna, aggressioni esterne o vendute a paesi in cui si siano verificate gravi violazioni dei diritti umani.
Balkenende e Wen, al termine di un incontro durato circa tre ore, hanno firmato otto accordi di cooperazione in campo scientifico, tecnologico, doganale e studentesco. Hanno inoltre sottoscritto una dichiarazione che impegna le due parti alla non proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Nel corso di una conferenza stampa congiunta, Wen Jiabao ha riconosciuto le differenze esistenti tra UE e Cina in materia di diritti umani e ha commentato il peso politico dell’embargo nei rapporti tra le due parti. “La cosa non ci spaventa” – ha affermato – “Possiamo in ogni caso intrattenere rapporti bilaterali”.
Wen ha tuttavia definito l’embargo “una discriminazione politica” e un superato “retaggio della Guerra Fredda”. “La revoca dell’embargo” – ha dichiarato – “non comporterebbe necessariamente l’acquisto di una grande quantità di armi dai paesi dell’Unione Europea”.
La Cina è tuttavia tra i maggiori acquirenti di ricercata tecnologia militare: negli ultimi dieci anni ha rifornito l’Esercito di Liberazione del Popolo di armi pesanti (jet da combattimento e missili), in gran parte di fabbricazione sovietica.
Gli Stati Uniti, preoccupati delle mire cinesi su Taiwan, hanno chiesto all’UE il mantenimento dell’embargo. All’interno dell’Unione, Germania e Francia si sono da tempo espresse a favore della revoca.
![]()