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BUSH INCONTRA IL DALAI LAMA

Washington, 9 novembre 2005. (WTN)

Nel corso della sua visita negli Stati Uniti il Dalai Lama è stato ricevuto dal presidente Bush. L’incontro, il terzo tra i due leader, si è tenuto a dispetto delle consuete pressioni da parte della Cina che, per bocca del portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, si era in precedenza duramente opposta “ad ogni invito da parte di rappresentanti di qualsiasi paese”. Nonostante il basso profilo voluto dalla Casa Bianca che ha definito l’incontro “privato” e non ha rilasciato alcuna dichiarazione né organizzato una conferenza stampa, la segreteria dell’ufficio di presidenza ha fatto sapere che la discussione tra il Dalai Lama e Bush ha avuto come oggetto la persecuzione religiosa in Cina, e segnatamente in Tibet, tema che il presidente americano sembra intenzionato a sollevare nei colloqui con il presidente Hu Jintao, nel corso del suo imminente viaggio a Pechino.

La persecuzione religiosa all’interno del Tibet è, infatti, menzionata esplicitamente nel settimo Rapporto Annuale del Dipartimento di Stato sulla Libertà Religiosa, presentato al Congresso USA il giorno 8 novembre. Il documento, che esamina la situazione mondiale circa la libertà di culto, con particolare riferimento ad alcuni paesi, dopo aver affermato che gli Stati Uniti riconoscono l’appartenenza alla Cina della Regione Autonoma Tibetana e delle Contee e Prefetture delle altre Province, riferisce che Pechino esercita nel paese uno stretto controllo sulla religione stroncando “ogni attività che possa essere considerata funzionale al dissenso politico e alla richiesta d’indipendenza, compresa l’attività religiosa e il culto del Dalai Lama”. “Dozzine di monaci e monache” – continua il rapporto – “sono condannati a pene detentive per non voler sottostare alle sessioni di rieducazione patriottica. Il governo cinese ha inoltre rifiutato alla maggior parte degli osservatori internazionali il libero accesso alle aree tibetane e controlla severamente qualsiasi pubblicazione o informazione riguardante la situazione del paese”.

Nonostante l’assenza di dichiarazioni ufficiali, si ritiene che il Dalai Lama abbia chiesto al presidente Bush di rassicurare la dirigenza cinese sulla sincerità delle sue intenzioni e del suo impegno per una soluzione del problema tibetano. In questo senso, il 3 novembre 2005, si era espresso Lodi Gyari, inviato speciale del leader tibetano, nel corso di un’intervista rilasciata a Washington. In quell’occasione, Gyari aveva ribadito, tra l’altro, l’urgenza di provvedimenti concreti a favore della preservazione dell’identità nazionale tibetana e dell’unicità della sua cultura. Si era dichiarato certo che, a Pechino, Bush avrebbe sollevato “in modo risoluto” la questione del Tibet.

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