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PROTESTE
A LONDRA PER LA VISITA DI HU JINTAO
Londra, 9 novembre 2005. (BBC news)
La
visita del presidente cinese Hu Jintao a Londra, la prima da parte di un leader
cinese dopo quella di Jiang Zemin, nel 1999, è stata accompagnata da
numerose manifestazioni di protesta. Arrivato nella capitale britannica il giorno
8 novembre assieme alla moglie, Hu, ospite a Buckingham Palace della regina
Elisabetta, ha percorso il Mall sulla carrozza reale dai fregi dorati tra una
selva di bandiere tibetane e circa duecento dimostranti che gridavano slogan
e chiedevano libertà per il Tibet e rispetto dei diritti umani. Assieme
a loro, un folto gruppo di praticanti Falun Gong, raccolti in silenziosa meditazione.
Sul lato opposto della strada, altrettanti cittadini cinesi hanno reso omaggio
al “leader della madrepatria”, come recitavano i cartelli, sventolando
la bandiera nazionale. A loro Hu Jintao ha rivolto il suo saluto con un gesto
della mano, ignorando le proteste dei tibetani e dei loro sostenitori. 
Il
giorno successivo, le manifestazioni si sono ripetute davanti al numero dieci
di Downing Street dove Hu è stato ricevuto da Tony Blair. Al premier
britannico i rappresentanti di Free Tibet Campaign avevano chiesto di pronunciarsi
pubblicamente sulla questione dei diritti umani in Cina e di richiamare all’attenzione
del presidente cinese l’urgenza di un suo incontro diretto con il Dalai
Lama e le questioni del trattamento dei prigionieri politici e della libertà
d’informazione.
Purtroppo, ancora una volta, gli argomenti in discussione sono stati altri.
Come previsto dall’agenda, erano sul tappeto gli scambi commerciali, i
cambiamenti climatici, la sicurezza internazionale, la riduzione della povertà
e l’immigrazione. Il portavoce di Blair ha fatto sapere che il premier
ha parlato con Hu Jintao “delle prospettive politiche e dei diritti umani
in Cina”, ma si è trattato di un “colloquio privato”,
non oggetto di pubbliche dichiarazioni.
“È
andata perduta una grande opportunità e ne siamo addolorati”, ha
commentato Alison Raynolds, direttore di Free Tibet Campaign. “Il Primo
Ministro sembra non comprendere che è proprio Hu Jintao, in virtù
della sua carica e della sua personale relazione con il Tibet, a dover essere
convinto dell’importanza di un dialogo diretto con il Dalai Lama. È
inoltre una vera tragedia che Tony Blair non abbia capito quanto sia importante
sostenere politicamente una battaglia per la libertà non solo giusta
ma condotta in modo del tutto non violento”.
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