RASSEGNA STAMPA

FIAT CHIEDE SCUSA A PECHINO. DI CHE?

di Federico Rampini
Blog de La Repubblica (www.repubblica.it)

Sabato, 21 Giugno 2008


Qui di seguito l’articolo di Paolo Griseri su La Repubblica di oggi:

“TORINO - Scusate, non l´abbiamo fatto apposta. La Fiat si difende con un comunicato ufficiale dalle accuse della stampa cinese contro lo spot della Delta. Un filmato di quarantacinque secondi di «pura emozione», come promette il sito della nuova nata del marchio di lusso torinese. Quarantacinque secondi per portare il testimonial Richard Gere dalla Walk of Fame di Hollywood al tempio tibetano di Lahsa a imprimere le orme nella neve insieme a un monaco-bambino. Una magia resa possibile dal fatto che la Delta dà «la forza di essere diversi». La diversità del Tibet che lotta per l´autonomia da Pechino e l´amicizia che lega Gere al Dalai Lama hanno fatto il resto: la protesta cinese, ancorché affidata ai quotidiani e non alle ambasciate, ha creato forte preoccupazione a Torino. «Ci è giunta notizia - scrive il Lingotto - che la pubblicità della nuova Lancia Delta potrebbe turbare la sensibilità del popolo cinese. Da tempo la promozione e la pubblicità del gruppo sono collegate e eventi e personaggi che hanno dato significativi contributi artistici a livello internazionale». Prima di Gere la testimonial delle auto del gruppo era Carla Bruni, ormai impossibilitata, per ragioni di protocollo, a comparire negli spot pubblicitari. È stato Gere, spiega la Fiat, a decidere il tema dello spot a dimostrazione dell´impegno del gruppo di Torino a «sostenere la libertà di espressione artistica». Dunque, dice il Lingotto, «questa scelta non va intesa come un avallo del gruppo Fiat alle opinioni sociali e politiche» di Gere. E dunque «nel caso in cui la pubblicità possa aver dato origine a fraintendimenti, il gruppo Fiat intende presentare le proprie scuse al governo e al popolo cinese». Nel corso degli anni gli interessi Fiat in Cina sono cresciuti. In questi mesi è in corso la definizione della nuova joint venture con la Chery nel settore auto: una fase delicata in cui non sembra opportuno inimicarsi il favore delle autorità cinesi. ” (fine della cronaca)

Un commento. Angela Merkel ha avuto il coraggio di tener duro con i cinesi, dopo le proteste durissime di Pechino perché il cancelliere tedesco aveva ricevuto il Dalai lama. La Germania ha traversato mesi di gelo diplomatico con la Repubblica Popolare. Poi ne è uscita. Che prezzo ha pagato? Molti industriali tedeschi (e il ministro degli Esteri, socialdemocratico) erano convinti che la testarda Merkel avrebbe fatto perdere affari d’oro al “made in Germany”. Invece la Cina non ha cancellato nessun contratto, nessuna commessa è andata persa per l’industria tedesca. E l’export made in Germany va a gonfie vele: numero uno mondiale (davanti al made in China). A tener la testa alta non si perde mai.

Federico Rampini

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